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L’amore sbriciolato in mare

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

Il 14 febbraio, mentre il mondo celebrava l’amore, in Salento crollava l’Arco dell’Amore, formazione rocciosa naturale simbolo di promesse sussurrate e fotografie al tramonto, e la coincidenza ha acceso l’immaginazione collettiva: è solo un evento geologico o un monito simbolico, è la natura che ci ricorda che l’amore non può essere soltanto parola, ma responsabilità? Gli archi naturali sono strutture fragili, modellate per millenni dall’erosione marina, dal vento e dalla pioggia, e nel Mediterraneo, mare chiuso ma energico, l’aumento della temperatura superficiale di circa +1,4°C rispetto all’era preindustriale registrato dal Servizio Copernicus per il Cambiamento Climatico ha contribuito a intensificare fenomeni estremi e mareggiate. L’IPCC segnala che il livello medio globale del mare cresce di circa 3,3 millimetri l’anno dal 1993, e in Italia l’ISPRA stima che oltre il 40% delle coste basse sia soggetto a erosione, un dato che ricorda come anche le falesie rocciose del Salento siano vulnerabili a fratture e crolli improvvisi, soprattutto dopo stagioni di piogge intense alternate a siccità prolungata, dunque il crollo ha spiegazioni fisiche precise, ma la coincidenza simbolica invita a una riflessione culturale più ampia: la letteratura ci ha insegnato che l’amore è forza e fragilità insieme e ne Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry la volpe sussurra “Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato”, una frase che parla di relazioni umane, ma che potrebbe valere anche per il pianeta. William Shakespeare nel sonetto 18 paragona l’amato a un giorno d’estate sapendo che ogni estate è destinata a finire. Il cinema ha trasformato l’amore in immagine iconica spesso sullo sfondo di un mondo che cambia, da Before Sunrise di Richard Linklater dove l’incontro è fragile e sospeso nel tempo, a La La Land di Damien Chazelle in cui il sogno deve fare i conti con la realtà, fino a Call Me by Your Name ambientato in Italia dove la natura calda e intensa diventa teatro di un sentimento che nasce e si trasforma. E se l’amore è fragile lo è anche il paesaggio che lo ospita, come hanno raccontato pescatori e residenti del Salento che hanno parlato di un pezzo di memoria perduto e di una ferita nel paesaggio, mentre un geologo locale ha ricordato che le rocce non crollano in un giorno, ma attraverso un processo lento, invisibile e costante, parole che suonano quasi filosofiche. Nell’enciclica Laudato si’ Papa Francesco scrive che la terra nostra casa sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia, un’accusa, ma anche un invito a cambiare rotta: perché non è corretto attribuire intenzioni alla natura e il pianeta non manda messaggi simbolici, siamo noi a leggere gli eventi attraverso il linguaggio dei simboli, e il fatto che un luogo chiamato Arco dell’Amore crolli nel giorno dedicato all’amore può diventare una potente metafora del nostro tempo, in cui secondo l’Eurobarometro oltre il 90% degli europei considera il cambiamento climatico un problema serio, ma solo una parte significativa modifica realmente le proprie abitudini quotidiane, rivelando uno scarto tra sentimento e azione. Forse la domanda non è se il pianeta ci stia parlando, ma se stiamo amando abbastanza ciò che ci permette di vivere, viaggiare, innamorarci, perché l’Arco dell’Amore non tornerà com’era ma può restare come simbolo, ricordandoci che l’amore non è solo celebrazione bensì cura concreta verso le persone, verso i luoghi, verso la Terra. Come scriveva Cesare Pavese non ci si libera di una cosa evitandola ma soltanto attraversandola, forse dobbiamo attraversare questa perdita per imparare ad amare meglio anche il nostro pianeta.

 

L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.

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