di Tiziana Mazzaglia
C’era un tempo in cui l’amicizia si costruiva nei luoghi fisici: al bar, in piazza, o su quel “muretto” dove i ragazzi si ritrovavano per parlare, ridere, discutere e condividere la vita. Oggi, invece, le relazioni si intrecciano spesso attraverso schermi e tastiere, con messaggi istantanei e “mi piace” che, pur connettendoci, rischiano di allontanarci dalla profondità del legame umano. Lo psichiatra Paolo Crepet ha espresso preoccupazione per questa trasformazione: «I social sono un esempio di quotidiana solitudine. Non scambiate i follower per amici». Secondo Crepet, l’amicizia è un sentimento complesso, che richiede tempo, presenza e autenticità. Non può essere ridotta a interazioni virtuali o a una lista di contatti online. In un’intervista, ha sottolineato: «L’amicizia è complicata, più di un matrimonio. Non è fatta di convenienze ma soprattutto di complicità, parole, vicinanza». L’amicizia, quindi, non è un sentimento da consumare rapidamente, ma un legame da coltivare con cura e dedizione. Nel suo libro “Elogio dell’amicizia”, Crepet approfondisce ulteriormente il concetto: «L’amicizia nasce dalle occasioni della vita, spesso dal destino, ma per diventare sentimento irrinunciabile necessita poi di grandi emozioni condivise, non di mediocrità affettiva». In un’epoca dominata dalla comunicazione digitale, è fondamentale riscoprire il valore delle relazioni autentiche, basate sull’empatia, sull’ascolto e sulla presenza reale. Solo così possiamo preservare la vera essenza dell’amicizia, quella che ci arricchisce e ci accompagna nel percorso della vita.
L’immagine allegata è stata creata con l’intelligenza artificiale.
