di Tiziana Mazzaglia
C’era un tempo in cui partire per una settimana bianca non significava necessariamente aspettare dicembre. Si potevano mettere gli sci in automobile mentre in pianura si cercava riparo dall’afa, raggiungere i passi alpini e, poche ore dopo, ritrovarsi sulla neve. Lo sci estivo non era una contraddizione: per generazioni di appassionati e soprattutto per gli atleti era una parte normale della vita sportiva della montagna. Oggi quella normalità sembra diventare sempre più difficile da conservare. A ricordarcelo, nell’estate del 2026, è uno dei luoghi simbolo dello sci estivo italiano: il Passo dello Stelvio. Dal 15 agosto l’attività sciistica sul ghiacciaio è stata sospesa fino a data da destinarsi. Una decisione legata alle condizioni del ghiacciaio e alle temperature elevate in quota: quando viene meno il necessario rigelo notturno, mantenere piste adatte allo sci diventa sempre più difficile e la sicurezza finisce inevitabilmente al centro di ogni scelta. La notizia colpisce ancora di più perché lo Stelvio non è semplicemente una località turistica. Per decenni il suo ghiacciaio è stato una palestra estiva naturale per sci club, squadre e atleti. Mentre nelle città si superavano i trenta gradi, lassù ci si allenava sulla neve. Curve, tecnica, preparazione: l’inverno degli agonisti cominciava, paradossalmente, in estate. Eppure il ghiacciaio raccontava da tempo che qualcosa stava cambiando. Studi scientifici dedicati alla Vedretta Piana dello Stelvio hanno documentato importanti perdite di spessore e di volume già negli ultimi decenni del Novecento. Il problema, quindi, non nasce nell’agosto 2026: ciò che vediamo oggi è parte di una trasformazione che viene osservata e misurata da anni. E lo Stelvio non è solo. Anche altre storiche destinazioni alpine dello sci su ghiacciaio hanno dovuto ridurre, interrompere o riorganizzare l’attività estiva. Cervinia-Zermatt, Saas-Fee, Hintertux: nomi che per generazioni di sciatori hanno significato la possibilità di trovare la neve quando a valle era piena estate devono oggi confrontarsi con finestre di apertura sempre più condizionate dal meteo e dallo stato dei ghiacciai. È qui che una questione ambientale diventa anche una questione sportiva. Per chi pratica sci alpino a livello agonistico, la neve estiva non è soltanto un piacere fuori stagione. È allenamento. Se le giornate disponibili sui ghiacciai europei diminuiscono o diventano imprevedibili, deve cambiare anche la preparazione degli atleti. Occorre modificare calendari e programmi, aumentare il lavoro atletico e tecnico fuori dalla neve oppure cercare condizioni invernali altrove, con costi e spostamenti inevitabilmente maggiori. Ma c’è anche qualcosa di meno misurabile che rischia di scomparire: un pezzo della cultura dello sci. Per generazioni l’immagine dello sciatore che saliva sul ghiacciaio in pantaloncini e maglietta per poi indossare scarponi, casco e giacca a tremila metri non aveva nulla di straordinario. Era semplicemente l’estate dello sci. Oggi quell’immagine rischia di appartenere sempre più ai ricordi. Lo Stelvio rimane lassù, con le sue montagne e una storia sportiva lunga più di un secolo. Nell’agosto del 2026, però, gli sci si sono fermati. Ripartiranno quando le condizioni lo consentiranno, ma ciò che fino a pochi anni fa sembrava una certezza oggi lo è molto meno. E allora la domanda non riguarda soltanto la prossima apertura degli impianti: avremo ancora estati con gli sci?
L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.
