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Quando una causa diventa un bavaglio

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

Quando una causa legale può trasformarsi in uno strumento di intimidazione? È la domanda che accompagna lo spettatore per tutta la durata di “SLAPP Suit”, il cortometraggio realizzato da Greenpeace e pubblicato il 28 maggio 2026, con Javier Bardem, un’opera intensa che affronta con un linguaggio semplice, ma estremamente efficace il tema delle cosiddette SLAPP, le Strategic Lawsuits Against Public Participation, ovvero le cause legali strategiche intentate contro giornalisti, attivisti, ricercatori e cittadini con l’obiettivo di scoraggiarli dal prendere posizione su questioni di interesse pubblico. Il film si apre con una trasmissione radiofonica che racconta di compagnie del settore petrolifero e del gas che hanno citato in giudizio alcuni attivisti climatici per diffamazione, mentre nelle strade aumentano le proteste di chi teme che la libertà di espressione sia sempre più sotto attacco. Da qui prende forma un racconto simbolico e coinvolgente: il protagonista entra in una sartoria e viene accolto con gentilezza da un sarto che gli propone di prendere le misure per confezionargli un abito perfetto. Tutto sembra normale, persino rassicurante, ma lentamente lo spettatore comprende che quell’abito non rappresenta un semplice vestito. In inglese, infatti, la parola “suit” indica sia un abito sia una causa legale, ed è proprio su questo doppio significato che il cortometraggio costruisce la sua forza narrativa. L’abito, elegante e apparentemente impeccabile, finisce con il trasformarsi in una metafora del peso che una causa temeraria può esercitare su chi decide di denunciare fatti scomodi o di esprimere liberamente il proprio pensiero. Ciò che all’inizio sembra valorizzare il protagonista diventa progressivamente un elemento che limita i suoi movimenti, lo opprime e gli impedisce di agire con libertà. È un’immagine potente che racconta senza bisogno di spiegazioni quanto possa essere soffocante affrontare procedimenti giudiziari lunghi, costosi e psicologicamente pesanti. Il messaggio che Greenpeace affida al cortometraggio è chiaro: molto spesso queste azioni legali non vengono avviate per ottenere realmente giustizia, ma per intimidire, scoraggiare e indurre al silenzio chi denuncia problemi ambientali, sociali o politici. Anche quando le accuse si rivelano infondate, il solo peso economico e personale del procedimento può bastare a ottenere il risultato desiderato. Si tratta di un fenomeno che riguarda da vicino anche il mondo dell’informazione, perché le SLAPP rappresentano una minaccia concreta alla libertà di stampa e al diritto dei cittadini a essere informati. Quando una causa viene utilizzata come strumento di pressione, il rischio è che giornalisti e attivisti scelgano di non pubblicare più determinate notizie per timore delle conseguenze. Con una narrazione essenziale, pochi dialoghi e una metafora tanto semplice quanto incisiva, “SLAPP Suit” riesce così a trasformare un tema giuridico complesso in una storia comprensibile a tutti, invitando il pubblico a riflettere sul valore della libertà di espressione e sull’importanza di difendere il diritto di raccontare fatti di interesse pubblico senza che una causa giudiziaria diventi un mezzo per mettere a tacere il dissenso. In un’epoca in cui raccontare la realtà può comportare pressioni, intimidazioni e persino lunghe battaglie giudiziarie, il coraggio di chi continua a cercare la verità assume un valore ancora più grande. La storia insegna che il giornalismo ha sempre trovato donne e uomini disposti a non arretrare davanti ai tentativi di mettere il silenzio al posto dei fatti. È anche grazie a loro se molte ingiustizie sono venute alla luce e se l’opinione pubblica ha potuto conoscere ciò che qualcuno avrebbe preferito tenere nascosto. “SLAPP Suit” non è soltanto una denuncia contro le cause bavaglio: è un invito a difendere la libertà di espressione e il diritto di informare. Perché finché ci saranno giornalisti capaci di verificare i fatti, raccontarli con rigore e non lasciarsi intimidire, la verità avrà sempre una possibilità di trovare la propria voce.

L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.

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