di Tiziana Mazzaglia
Hanno piume color smeraldo e ali leggere come pensieri d’estate. Sono i parrocchetti dal collare (Psittacula krameri), arrivati silenziosamente nei cieli della città, ora padroni del fico della mia vicina. Ogni mattina, tra le foglie larghe e ombrose, spuntano come gemme vive, intenti a beccare fichi maturi con una grazia esotica. Originari dell’Africa sub-sahariana e dell’Asia meridionale, questi uccelli si sono adattati sorprendentemente bene ai nostri ambienti urbani e suburbani, nidificando in cavità di alberi, rocce e manufatti. Il parrocchetto dal collare è una specie alloctona che, introdotta in Italia a partire dagli anni ’70, si è naturalizzata in molte regioni, con popolazioni stabili in Liguria, Sicilia, Campania, Puglia e Lazio. La sua presenza, sebbene affascinante, solleva preoccupazioni ecologiche: questi uccelli competono attivamente per le cavità di nidificazione con specie autoctone come l’assiolo (Otus scops) e il picchio muratore (Sitta europaea), potenzialmente minacciando la biodiversità locale. La straordinaria adattabilità del parrocchetto dal collare è attribuita alla sua dieta varia, composta principalmente da frutta, bacche e semi, e alla sua capacità di nidificare in una varietà di ambienti. [3] Tuttavia, la loro espansione è facilitata anche da fattori antropici, come la disponibilità di cibo nelle mangiatoie urbane, che forniscono un sostentamento supplementare durante i mesi invernali. C’è qualcosa di profondamente poetico nel loro arrivo: un tocco di meraviglia in un mondo che spesso dimentica di alzare lo sguardo. Eppure, questi splendidi uccelli sollevano anche domande: quanto è fragile l’equilibrio tra specie autoctone e aliene? Che impatto avranno su frutteti, orti, biodiversità? Ma oggi no, oggi non pensiamo al futuro. Oggi ci fermiamo a guardarli, in silenzio, mentre rubano fichi e incantano il finire dell’estate con la loro bellezza irriverente.
