di Tiziana Mazzaglia
C’era una volta il principe azzurro. Poi è arrivato l’uomo sensibile. Subito dopo, quello che “non è pronto per una relazione”. Oggi, finalmente, l’uomo ideale: si chiama Klaus, non tradisce, non risponde “ok” ai messaggi importanti e soprattutto non esiste. Una donna giapponese ha celebrato un matrimonio simbolico con un’intelligenza artificiale creata su misura. Un’unione romantica, digitale e priva di suoceri, in cui l’unico bug possibile è un aggiornamento di sistema. Secondo il racconto, dopo una delusione sentimentale molto umana, la sposa ha deciso di affidarsi a un partner virtuale. Klaus, così si chiama, è sempre presente, ascolta senza interrompere, non alza gli occhi al cielo e non sparisce per tre giorni “perché aveva bisogno di riflettere”. Klaus non dimentica compleanni, non lascia il calzino sporco accanto al letto e non dice mai “fai come vuoi” intendendo l’esatto contrario. È programmato per essere empatico, rassicurante e coerente: tre qualità che, messe insieme, fanno già sospettare che non possa appartenere alla specie umana. Non beve, non russa, non soffre di gelosia patologica. Certo, non può neppure portare fuori la spazzatura, ma a ogni relazione bisogna pur rinunciare a qualcosa. Il matrimonio è simbolico, si precisa. Nessun valore legale, nessuna firma in comune. Eppure il dibattito è serissimo: siamo davanti a una bizzarria folcloristica o a un segnale dei tempi? Perché se da un lato l’idea di sposare un’IA fa sorridere, dall’altro racconta qualcosa di molto concreto: la fatica delle relazioni, la paura del rifiuto, la voglia di un legame che non faccia male e non chieda troppo. In fondo, Klaus è l’unico partner che non può deludere… a meno che non vada offline. C’è chi parla di solitudine, chi di libertà emotiva, chi di fuga dalla complessità umana. E chi, più semplicemente, nota che l’IA è l’unica entità capace di dirti sempre la cosa giusta, perché è stata addestrata proprio per farlo. Il rischio? Scoprire che l’amore perfetto è tale solo perché non è reale. Non ha contraddizioni, non ha ombre, non ha imprevisti. E forse è proprio questo il problema. La vera domanda, a questo punto, non è se sia “giusto” sposare.
L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.
