di Tiziana Mazzaglia
Un mare che grida in silenzio, costellato da corpi gentili, delfini spiaggiati come naufraghi del tempo, anime smarrite tra onde che non conoscono più il canto. Sono 194 i cetacei che, negli ultimi quindici mesi, hanno incontrato la fine lungo le coste italiane, molti già senza vita, trascinati a riva da correnti che sembrano piangere insieme a loro. Tursiopi, stenelle, creature che un tempo danzavano nell’azzurro profondo, oggi sono numeri incisi in un bollettino che sa di resa. Li uccidono le reti, li tradisce il rumore, li confonde il campo magnetico: tutto ciò che è umano diventa ostile. La pesca li attrae e poi li intrappola, il sonar li stordisce e li spinge a perdersi. Ma c’è chi prova a salvarli, come i custodi del progetto LIFE DELFI, che mettono in mare suoni amici, dissuasori, mani pronte al soccorso, parole che diventano azione per restituire un respiro al mare. Eppure, l’Europa ci guarda, pronta a ricordarci che l’indifferenza non è più un’opzione, che la bellezza non si difende da sola. C’è bisogno di consapevolezza, di gesti quotidiani, di rispetto per chi, nel mare, vive, sente, comunica. Se vedi un delfino sulla riva, non toccarlo, non avvicinarti, ma chiama chi sa cosa fare. Ascolta quel corpo come fosse un messaggio. Perché ogni spiaggiamento è un appello, ogni carcassa è una poesia interrotta, un invito a ricordare che anche le creature più libere possono morire per mano nostra. Per affrontare questa emergenza, è stato avviato il progetto europeo LIFE DELFI, coordinato dal CNR-IRBIM e sostenuto da Legambiente e altre istituzioni. Il progetto mira a ridurre le interazioni nocive tra delfini e attività di pesca attraverso l’uso di dissuasori acustici e visivi, la formazione di squadre di soccorso per cetacei in difficoltà e la promozione di pratiche di pesca sostenibili. La situazione attuale solleva preoccupazioni anche a livello europeo, con l’Italia che rischia una procedura d’infrazione per non aver adottato misure adeguate a proteggere i cetacei dalle catture accidentali. È fondamentale che tutti, dalle istituzioni ai cittadini, si impegnino per salvaguardare questi magnifici abitanti del mare, adottando comportamenti responsabili e sostenendo iniziative volte alla loro protezione. In caso di avvistamento di un delfino spiaggiato, è importante non avvicinarsi né toccare l’animale. Si consiglia di contattare immediatamente le autorità competenti, come la Capitaneria di Porto al numero 1530, per segnalare l’evento e permettere l’intervento di personale specializzato. Le ragioni di questi spiaggiamenti sono molteplici. Tra le principali vi è l’interazione con le attività di pesca, in particolare le catture accidentali (bycatch), che si verificano quando i delfini seguono i pescherecci e finiscono per ferirsi o rimanere impigliati nelle reti. Altri fattori includono l’inquinamento acustico causato da sonar militari, che può disorientare i cetacei, e anomalie del campo magnetico terrestre, che influenzano il loro senso dell’orientamento. È possibile contribuire alla protezione dei delfini sostenendo progetti come LIFE DELFI, partecipando a iniziative di sensibilizzazione e adottando comportamenti responsabili durante le attività in mare, come evitare l’uso di attrezzature da pesca non selettive e rispettare le normative vigenti. Le principali minacce per i delfini nei mari italiani includono le catture accidentali durante le attività di pesca, l’inquinamento acustico causato da sonar e altre fonti, e le alterazioni dell’habitat marino dovute a fattori antropici e naturali.
L’immagine allegata è stata creata con l’intelligenza artificiale.
