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Deepfake e truffe online: come riconoscere ciò che è falso

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

C’è stato un tempo in cui vedere era sinonimo di credere. Una fotografia rappresentava una prova, un video raccontava un fatto, una voce registrata sembrava sufficiente per confermare l’identità di una persona. Oggi quella certezza si è incrinata. Basta ricevere un messaggio su WhatsApp, imbattersi in un video sui social network o rispondere a una telefonata apparentemente familiare per ritrovarsi davanti a una domanda che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata assurda: è tutto vero oppure qualcuno lo ha creato con l’intelligenza artificiale? È questa la nuova frontiera delle truffe digitali, quella dei deepfake, contenuti audio, fotografici o video generati artificialmente e capaci di imitare con impressionante precisione il volto, la voce e persino le espressioni di una persona reale. Se inizialmente questa tecnologia era considerata quasi una curiosità destinata al cinema o all’intrattenimento, oggi rappresenta uno degli strumenti più sofisticati nelle mani dei criminali informatici. Europol ha definito i deepfake una minaccia crescente per cittadini, imprese e istituzioni, sottolineando come possano essere utilizzati per frodi finanziarie, furti d’identità, campagne di disinformazione e ricatti. Negli ultimi anni gli episodi si sono moltiplicati. Circolano online video nei quali imprenditori, giornalisti, medici o personaggi famosi sembrano promuovere investimenti miracolosi, piattaforme finanziarie inesistenti o prodotti dai guadagni garantiti. In realtà quelle persone non hanno mai pronunciato quelle parole. Il loro volto e la loro voce sono stati ricreati artificialmente. La Polizia Postale ha evidenziato come l’impiego dell’intelligenza artificiale abbia reso le truffe molto più credibili, favorendo l’utilizzo di deepfake e di sofisticate tecniche di clonazione vocale per convincere le vittime a effettuare bonifici o a comunicare dati personali. Dietro questi numeri ci sono storie che raccontano quanto sottile sia ormai il confine tra realtà e finzione. C’è chi riceve una telefonata nella quale riconosce perfettamente la voce del figlio che chiede un aiuto economico urgente; c’è l’imprenditore che autorizza un pagamento dopo aver partecipato a una videoconferenza apparentemente autentica con un dirigente della propria azienda; ci sono cittadini che investono migliaia di euro convinti dalle immagini di un volto noto che sembra garantire la serietà di una piattaforma finanziaria. In molti casi il raggiro viene scoperto soltanto quando il denaro è già stato trasferito e recuperarlo diventa estremamente difficile. La forza dei deepfake non risiede soltanto nella qualità tecnologica, ma nella capacità di sfruttare le emozioni umane. Urgenza, paura, entusiasmo, fiducia e curiosità sono le leve psicologiche su cui fanno affidamento i truffatori. L’obiettivo è spingere la vittima ad agire rapidamente, senza concederle il tempo necessario per riflettere. È lo stesso principio che da sempre caratterizza le frodi, ma oggi viene amplificato dall’intelligenza artificiale, capace di rendere ogni messaggio estremamente realistico. Secondo uno studio internazionale sulla diffusione dei deepfake, nel 2025 sono stati documentati oltre 1.500 incidenti verificati con perdite economiche dichiarate superiori a 1,2 miliardi di dollari, mentre il numero reale potrebbe essere molto più elevato perché molte vittime non denunciano le frodi subite. Il problema riguarda anche l’informazione. Un video manipolato pubblicato pochi minuti prima di un’elezione, una falsa dichiarazione attribuita a un leader politico o un’intervista completamente inventata possono influenzare il dibattito pubblico prima ancora che qualcuno riesca a dimostrarne la falsità. «Il pericolo non è soltanto che le persone credano a ciò che è falso, ma che smettano di credere anche a ciò che è vero», osservano gli esperti di sicurezza informatica analizzando l’impatto dei deepfake sulla fiducia collettiva. È una riflessione che richiama le parole della scrittrice e giornalista Hannah Arendt: «Il suddito ideale di un regime totalitario non è il convinto sostenitore dell’ideologia, ma colui per il quale la distinzione tra fatto e finzione non esiste più». Oggi quella frase assume un significato nuovo nell’era dell’intelligenza artificiale. Come difendersi, allora? Gli specialisti consigliano innanzitutto di diffidare dei messaggi che chiedono decisioni immediate, soprattutto quando riguardano denaro, dati personali o credenziali di accesso. È importante verificare sempre la fonte attraverso un secondo canale di comunicazione, telefonare direttamente alla persona coinvolta, controllare l’indirizzo del sito Internet e confrontare le informazioni con fonti ufficiali. Nessun video, da solo, dovrebbe essere considerato una prova assoluta della veridicità di un fatto. Anche piccoli dettagli possono rappresentare un campanello d’allarme: movimenti innaturali delle labbra, sincronizzazione imperfetta della voce, espressioni del volto troppo rigide, illuminazione incoerente o richieste formulate con un’insolita urgenza. Tuttavia la qualità dei sistemi di generazione migliora rapidamente e affidarsi esclusivamente all’occhio umano diventa sempre più difficile. Per questo motivo la vera difesa resta lo sviluppo di una cultura digitale basata sul dubbio ragionato e sulla verifica delle fonti. L’educazione all’informazione, un tempo considerata una competenza riservata ai giornalisti, diventa oggi una necessità per ogni cittadino. Viviamo in un’epoca nella quale l’intelligenza artificiale è capace di creare contenuti sempre più convincenti, ma proprio per questo cresce il valore del pensiero critico. Riconoscere ciò che è falso non significa diffidare di tutto, bensì imparare a verificare prima di condividere, approfondire prima di reagire e controllare prima di credere. Perché nell’era dei deepfake la tecnologia non mette alla prova soltanto i sistemi di sicurezza informatica, ma anche la nostra capacità di distinguere la verità dall’apparenza.

L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.

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