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Aperitivo al cimitero?

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

C’era una volta il grande mito del “tranquilla, arriverà quando meno te lo aspetti” e a quarant’anni suona come quelle promesse generiche tipo “prima o poi succede”, che non sono una previsione ma un modo gentile per cambiare argomento, perché nel frattempo il mercato sentimentale tra i quaranta e i cinquanta sembra un supermercato alle 20.05, corsie mezze vuote, scaffali disordinati e una musica di sottofondo che ripete “ci sentiamo” come fosse un mantra. Ne parlavo con un’amica e anche lei conosce una quantità impressionante di donne single, in gamba, autonome, con vite piene, che non trovano nessuno non nel senso assoluto e romantico, ma nel senso più pratico e moderno: nessuno che abbia la disponibilità reale a costruire qualcosa che non sia la versione affettiva della prova gratuita, e la cosa divertente—cioè tragica—è che i maschi single che incontri in questa fascia d’età sembrano usciti da un catalogo con poche categorie e moltissime varianti di difetto. Ci sono quelli che non hanno mai formato una famiglia e rivendicano relazioni leggere, ma “leggere” nel loro dizionario significa una persona che ci sia quando serve, che non chieda niente, che non metta etichette, che non faccia domande tipo “che cosa siamo?”, domande che per loro hanno lo stesso effetto della notifica “memoria piena” sul telefono: panico, sudore, fuga e improvvisa vocazione alla meditazione in solitaria. Poi ci sono quelli che una famiglia l’avevano, o almeno un progetto sì, e adesso arrivano con separazioni e divorzi sulle spalle come valigie rigide trascinate su un pavimento di ghiaia: rumorose, ingombranti, con la zip che ogni tanto si apre e ne escono frasi tipo “la mia ex faceva così” oppure “io ormai non mi fido”, e tu, mentre cerchi di restare gentile, capisci anche perché altre donne a un certo punto abbiano deciso di lasciarli, perché c’è un confine sottile tra avere vissuto e usare il passato come scudo, e a volte un aperitivo diventa un verbale, una conversazione un processo civile, e l’amore una pratica da protocollare. A quel punto, con un sarcasmo che nasce più dalla stanchezza che dalla cattiveria, si affaccia un pensiero proibito: forse rimangono “buoni” i vedovi, perché sono soli per forza, non per fuga, non per collezionismo emotivo, non per allergia alla parola “noi”, però anche lì c’è la clausola nascosta, perché se il lutto non è elaborato non stai entrando in una storia, stai entrando in un museo, e tu non vuoi diventare la guida turistica del passato di qualcuno mentre ti spiega con nostalgia ogni sala. E così, mentre noi donne facciamo i conti con la realtà—che non è mancanza di uomini, è eccesso di ambiguità—potrebbe davvero nascere una nuova professione, un lavoro del futuro che in fondo fotografa benissimo il presente: l’organizzatore di aperitivi nei cimiteri, perché lì almeno si sta in silenzio, si rispettano i tempi, non si gioca a sparire, e se qualcuno ti fa ghosting sarebbe proprio di pessimo gusto; immagino già l’invito, elegante e surreale, “spritz contemplativo, conversazioni sincere, vietato il ‘vediamo’, consigliato il coraggio”, e tra le lapidi qualcuno, per una specie di improvviso pudore dell’anima, si sentirebbe perfino spinto a quelle “egregie azioni” dette con l’ironia amara e lucidissima di Italo Svevo, azioni finalmente dignitose e rare nel dating contemporaneo, tipo rispondere ai messaggi, non fare promesse che evaporano, non trattare le persone come opzioni e magari, incredibile ma vero, presentarsi davvero quando dice che si presenterà. E magari tra un brindisi discreto e una battuta nera finalmente qualcuno direbbe una frase rivoluzionaria nella sua semplicità: mi piace la tua compagnia, possiamo rivederci, senza scuse, senza acrobazie, senza sparizioni programmate. Forse è questo il punto: non è che non ci sia nessuno, è che ci siamo stancate del “quasi”, del leggero che pesa, del libero che è solo assente, del complicato che pretende cura senza offrirne, e allora sì, ridiamoci su finché possiamo, inventiamo pure aperitivi impossibili e professioni assurde, ma sotto la risata resta una richiesta semplicissima e rarissima: un adulto emotivo, uno che sappia scegliere e restare, perché alla fine la vera novità non è l’amore, è la coerenza.

L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.

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