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La Sicilia letta, prima ancora che visitata

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

Per conoscere davvero un luogo non basta attraversarne le strade, fotografarne i panorami o assaggiarne la cucina. Occorre ascoltare le storie che custodisce e leggere le pagine di chi, prima di noi, ha saputo trasformare quei paesaggi in letteratura. La Sicilia è uno di quei rari luoghi in cui il viaggio comincia molto prima dell’arrivo: in un romanzo, in un diario di viaggio, nelle annotazioni di uno scrittore. Perché c’è un’isola che si vede e un’altra che si legge, e spesso sono proprio i libri a rivelarne l’anima più autentica. È una traversata che inizia dallo Stretto, dove per secoli sono approdati viaggiatori, artisti e intellettuali del Grand Tour. Lo scrittore francese Guy de Maupassant, arrivando a Messina e raccontando il suo viaggio ne La vita errante, non si limita a descrivere il mare, la luce o il profilo delle montagne. Fa quello che fanno i grandi osservatori: guarda la vita quotidiana, i volti, i gesti, il carattere della gente. A proposito delle abitudini dei siciliani, è invece Elio Vittorini, in Conversazione in Sicilia, a mettere in bocca a un personaggio una frase rimasta celebre: «Un messinese non mangia mai la mattina». Più che una semplice osservazione sulla colazione, è il riflesso di un tempo in cui anche le consuetudini quotidiane raccontavano la povertà e la dignità di un popolo. Seguendo la costa orientale, il paesaggio cambia e con esso cambiano le pagine. Nei dintorni di Catania il mare incontra la lava dell’Etna e riemergono i personaggi di Giovanni Verga. Ad Aci Trezza sembra ancora di vedere la casa del nespolo e le barche dei pescatori de I Malavoglia, mentre tra le vie della città aleggia l’ironia elegante di Vitaliano Brancati, che con Don Giovanni in Sicilia ha raccontato una terra passionale, ironica e piena di contraddizioni. Più a sud, a Siracusa, il viaggio si fa quasi contemplazione. Qui Johann Wolfgang von Goethe comprende ciò che ancora oggi molti viaggiatori scoprono soltanto arrivando sull’isola. Nel suo Viaggio in Italia scrive che senza la Sicilia l’Italia non lascia nello spirito immagine alcuna e che è proprio qui la chiave di tutto. Il cammino continua verso Agrigento, dove la luce sembra avere una consistenza diversa. È la terra di Luigi Pirandello, che da questi paesaggi ha tratto una riflessione universale sull’identità umana. Poco distante, la Valle dei Templi ricorda che in Sicilia il passato non è mai soltanto memoria: continua a vivere accanto al presente. Poi arriva Palermo, con i suoi palazzi, le cupole arabe, i mercati e le ville nobiliari. È impossibile non pensare a Giuseppe Tomasi di Lampedusa e al suo Il Gattopardo, che ha trasformato la storia di una famiglia aristocratica in una riflessione sul tempo, sul cambiamento e sulla natura dell’uomo. Passeggiare per Palermo significa ancora oggi ritrovare l’atmosfera di quelle pagine. Da lì il viaggio conduce verso la Sicilia più severa di Leonardo Sciascia, che nei suoi libri ha insegnato a guardare oltre le apparenze, a interrogarsi sulla verità e sulla giustizia. Una Sicilia che non cerca di piacere, ma di farsi capire. E poi c’è quella raccontata da Andrea Camilleri, forse la più familiare ai lettori contemporanei. La sua Vigata non compare su nessuna carta geografica eppure milioni di persone la conoscono. Infine riaffiora Elio Vittorini con Conversazione in Sicilia. Il suo protagonista torna nell’isola per ritrovare la madre, ma in realtà cerca sé stesso. La cosa sorprendente è che tutti questi scrittori raccontano la stessa isola senza mai descriverla allo stesso modo. Ognuno ne coglie una sfumatura: la luce, il silenzio, il carattere della gente, il peso della storia, la forza dei paesaggi, la malinconia, l’ironia, la dignità. Oggi si parla spesso di riscoprire la Sicilia, come se fosse una novità. Eppure il mondo ne riconosce la grandezza da secoli. I viaggiatori del Grand Tour la consideravano una tappa irrinunciabile, gli scrittori l’hanno trasformata in letteratura, gli artisti ne hanno dipinto la luce. Forse non dobbiamo riscoprirla, ma semplicemente tornare a leggerla. Perché ogni libro ambientato in Sicilia aggiunge un tassello a un’isola che continua a raccontarsi da oltre duemila anni e insegna che i viaggi più belli non iniziano con un biglietto, ma con una pagina aperta.

L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.

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