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Dal libro Cuore ai social: quando abbiamo smesso di educare il cuore?

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

C’era un tempo in cui, entrando in classe, sulla cattedra poteva esserci un libro destinato a lasciare un segno. Non era soltanto un romanzo: era un compagno di viaggio. Le sue pagine parlavano di rispetto, sacrificio, amicizia, coraggio, compassione. Si chiamava Cuore e, nel bene e nel male, rappresentava l’idea che l’educazione non dovesse limitarsi a riempire la mente di nozioni, ma dovesse formare anche la coscienza. Oggi quel libro è quasi scomparso dagli zaini. Al suo posto ci sono smartphone sempre connessi, notifiche, video di pochi secondi, influencer che entrano nelle case e nelle vite dei ragazzi senza bussare. Non è il telefono il problema, né la tecnologia. Il punto è un altro: chi educa il cuore quando gran parte del tempo viene trascorsa davanti a uno schermo? Un tempo la scuola, con tutti i suoi limiti, si assumeva anche il compito di trasmettere valori. Le famiglie raccontavano storie, i nonni insegnavano con l’esempio, gli insegnanti dedicavano tempo a parlare di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato. Oggi i ragazzi ricevono migliaia di messaggi ogni giorno, ma raramente qualcuno li aiuta a distinguere ciò che ha valore da ciò che cerca soltanto di attirare attenzione. I social network sono strumenti straordinari. Possono informare, creare relazioni, diffondere cultura e solidarietà. Ma il loro obiettivo non è educare: è catturare il nostro tempo. Gli algoritmi non insegnano l’empatia, non spiegano il peso delle parole, non mostrano il valore del silenzio o dell’ascolto. Premiano ciò che genera reazioni, non necessariamente ciò che fa crescere. Forse il vero cambiamento non è la scomparsa del libro Cuore. È la progressiva rinuncia degli adulti al proprio ruolo educativo. Troppo spesso si delega allo schermo ciò che dovrebbe nascere dal dialogo. Educare il cuore significa insegnare a riconoscere il dolore degli altri, ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni, a chiedere scusa, ad aiutare chi resta indietro. Non serve tornare al passato: serve recuperare ciò che il passato aveva intuito, che una società cresce quando forma persone competenti ma anche capaci di rispetto, gentilezza e senso critico. Forse oggi non abbiamo bisogno di rimettere il libro Cuore in ogni banco. Abbiamo bisogno di rimettere il cuore al centro dell’educazione.

L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.

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