di Tiziana Mazzaglia
Ogni volta che un insegnante viene insultato, minacciato o addirittura aggredito da uno studente o da un genitore, l’indignazione dura qualche giorno, poi tutto torna come prima. Eppure questi episodi non rappresentano semplici fatti di cronaca, ma il sintomo di una crisi ben più profonda che riguarda l’intera società. È il segnale di un patto educativo che si è progressivamente sgretolato. Per decenni la famiglia e la scuola hanno rappresentato due pilastri complementari dell’educazione. Pur nella diversità dei ruoli, genitori e insegnanti condividevano l’obiettivo di accompagnare i ragazzi nella crescita, trasmettendo non solo conoscenze ma anche valori, senso del limite e rispetto delle regole. Oggi quella collaborazione appare sempre più fragile. Troppo spesso la scuola viene percepita come un servizio da pretendere e non come una comunità educativa nella quale famiglia e docenti dovrebbero essere alleati. Accade così che un brutto voto diventi motivo di scontro, una nota disciplinare venga interpretata come un’offesa personale e il richiamo di un professore sia vissuto come un abuso di potere. Sempre più frequentemente i genitori si schierano a priori dalla parte dei figli, nella convinzione che proteggerli significhi evitar loro qualsiasi frustrazione. Ma educare non significa eliminare gli ostacoli, bensì insegnare a superarli. Come ricorda spesso Paolo Crepet, non possiamo essere amici dei nostri figli. Abbiamo il dovere di essere genitori e di insegnare loro il senso del limite. Una società che confonde l’autorità con l’autoritarismo rischia di privare le nuove generazioni di punti di riferimento essenziali. L’autorevolezza non nasce dall’imposizione ma dall’esempio, dalla coerenza e dalla capacità degli adulti di assumersi la responsabilità del proprio ruolo. Alla crisi della famiglia si aggiungono i modelli proposti dai social network, dove prevalgono l’immediatezza, la gratificazione istantanea e l’idea che ogni desiderio debba essere soddisfatto subito. In questo contesto la pazienza, il sacrificio e il rispetto delle regole appaiono valori superati, mentre l’autorevolezza degli adulti viene continuamente messa in discussione. Non è la scuola a essere in crisi, ma la comunità educante nel suo insieme. Gli insegnanti non possono sostituirsi ai genitori, così come i genitori non possono delegare completamente alla scuola la formazione dei figli. Educare richiede tempo, presenza, coerenza e una rete di adulti capaci di trasmettere valori condivisi. La domanda che dovremmo porci non è perché i ragazzi non rispettino più gli insegnanti, ma se noi adulti siamo ancora disposti ad assumerci la responsabilità di educare. Perché quando gli adulti rinunciano al proprio ruolo, non sono soltanto gli insegnanti a rimanere soli. Sono i ragazzi a rimanere senza guide.
L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.
