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Viaggiare sulle orme di Marco Polo

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

«Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi.» La celebre riflessione di Marcel Proust sembra scritta pensando a Marco Polo, anche se i due vissero a secoli di distanza. Perché il giovane veneziano non fu soltanto un esploratore. Fu, prima di tutto, un uomo disposto a mettere in discussione ciò che credeva di sapere. Aveva appena diciassette anni quando lasciò Venezia insieme al padre e allo zio. Davanti a lui si apriva un viaggio che sarebbe durato oltre vent’anni, lungo deserti sconfinati, montagne impervie e città dove si parlavano lingue mai sentite prima. Non sapeva cosa avrebbe trovato. Ed è proprio questa incertezza che rende straordinario il suo cammino. Oggi partiamo con itinerari già programmati, recensioni consultate centinaia di volte e fotografie che ci mostrano ogni angolo della destinazione prima ancora di arrivare. Abbiamo ridotto l’imprevisto, ma insieme all’imprevisto rischiamo di perdere anche la meraviglia. La psicologia ci insegna che il cervello umano è costruito per imparare attraverso la novità. Lo psicologo Todd B. Kashdan ha dedicato molti studi alla curiosità, descrivendola come una delle qualità che più favoriscono la crescita personale, la resilienza e il benessere. Le persone curiose tollerano meglio l’incertezza, imparano più facilmente e costruiscono relazioni più profonde. In fondo, Marco Polo fu un curioso prima ancora che un viaggiatore. Anche Abraham Maslow collocava il desiderio di esplorare tra le espressioni più alte della realizzazione personale. Quando i bisogni essenziali sono soddisfatti, nasce un’altra fame: quella di comprendere. Di conoscere. Di andare oltre i confini, non soltanto geografici, ma mentali. Viaggiare significa infatti mettere continuamente alla prova le proprie convinzioni. Ciò che consideriamo normale, altrove può non esserlo. Ciò che riteniamo indispensabile, in altri luoghi perde ogni importanza. Ogni cultura ci costringe a rivedere le nostre certezze, e proprio in questo processo il cervello diventa più flessibile. Gli psicologi parlano di flessibilità cognitiva: la capacità di osservare la realtà da prospettive diverse senza averne paura. È forse questa la vera eredità di Marco Polo. Non tanto aver percorso migliaia di chilometri, quanto aver accettato che il mondo fosse infinitamente più complesso di quanto immaginasse. Anche Carl Gustav Jung ricordava che «chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia». Ogni viaggio autentico compie entrambe le cose. Mentre osserviamo paesaggi nuovi, qualcosa dentro di noi cambia silenziosamente. Scopriamo qualità che ignoravamo di possedere, impariamo a convivere con l’imprevisto, sviluppiamo pazienza, capacità di adattamento e fiducia. Le neuroscienze confermano questa intuizione. L’esposizione a nuovi ambienti, lingue, sapori e modi di vivere stimola il cervello a creare nuove connessioni tra i neuroni. In altre parole, ogni viaggio vissuto con attenzione non arricchisce soltanto i ricordi: modifica il modo in cui pensiamo. Eppure esiste una differenza profonda tra visitare e viaggiare. Visitare significa attraversare un luogo. Viaggiare significa lasciarsi attraversare da quel luogo. Marco Polo non cercava conferme. Cercava domande. Si fermava ad ascoltare mercanti, osservava le usanze, annotava ciò che vedeva con lo stupore di chi sa che ogni incontro è un’occasione per imparare. È un atteggiamento che oggi appare quasi rivoluzionario, in un’epoca in cui spesso fotografiamo più di quanto osserviamo e condividiamo più di quanto comprendiamo. Seguire le sue orme non richiede necessariamente di percorrere l’antica Via della Seta. Possiamo farlo ogni volta che scegliamo di rallentare. Quando preferiamo una conversazione a una fotografia. Quando entriamo in un piccolo mercato invece che in un centro commerciale identico a quelli di casa. Quando impariamo qualche parola della lingua del luogo, non perché sia indispensabile, ma perché è un gesto di rispetto. Forse il viaggio non serve a trovare un posto nuovo sulla carta geografica. Serve a trovare uno spazio nuovo dentro di noi. E allora partiamo come avrebbe fatto Marco Polo: con una valigia abbastanza leggera da lasciare posto alla sorpresa e una mente abbastanza aperta da accogliere ciò che non avevamo previsto. Perché le strade più importanti, ieri come oggi, non sono quelle che conducono lontano. Sono quelle che ci riportano a casa con occhi diversi, un cuore più grande e la consapevolezza che il mondo non si conquista, si incontra.

L’immagine è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.

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