di Tiziana Mazzaglia
Ogni anno, con l’ultima campanella, si ripresenta la stessa emergenza: chi si occuperà dei bambini durante i mesi estivi? Centri estivi esauriti, ferie forzate, nonni chiamati a supplire alle carenze di un sistema che sembra aver dimenticato che i figli non smettono di esistere quando chiudono le scuole. Ma la vera domanda è un’altra: che fine ha fatto la famiglia come comunità educante? La crisi estiva delle famiglie non nasce a giugno. È il risultato di una trasformazione profonda della società. Le separazioni sono aumentate, entrambi i genitori lavorano spesso fino a sera per necessità economica, i legami familiari si sono indeboliti e gli anziani, un tempo pilastro della famiglia allargata, vivono sempre più spesso lontani dai figli o nelle case di riposo. La rete di sostegno che per generazioni ha accompagnato la crescita dei bambini si è progressivamente dissolta. Lo psichiatra Paolo Crepet da anni denuncia la solitudine educativa della famiglia contemporanea e ricorda che le regole e i ‘no’ sono punti di riferimento indispensabili. Crepet insiste anche su un altro aspetto: un genitore non è chiamato a essere il migliore amico dei figli, ma una figura autorevole capace di accompagnarli nella crescita. Eppure oggi molti genitori si trovano a combattere una battaglia in solitudine. Non perché siano meno capaci di quelli di ieri, ma perché sono stati privati di quella rete familiare e sociale che sosteneva il loro ruolo. Anche lo psicologo Gustavo Pietropolli Charmet ha sottolineato come la famiglia contemporanea sia affettivamente ricchissima ma socialmente povera. Forse la crisi che emerge ogni estate non riguarda soltanto la ricerca di qualcuno che tenga i bambini durante il giorno, ma è il segnale di una società che ha progressivamente smantellato le sue comunità naturali. Quando termina la scuola, non finisce soltanto l’anno scolastico, ma si manifesta la crisi di una struttura familiare che per secoli ha rappresentato il primo luogo di educazione, solidarietà e trasmissione dei valori. La domanda più urgente non è dove mandare i figli durante l’estate, ma quale idea di famiglia e di comunità vogliamo consegnare alle prossime generazioni.
L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.
