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Le piazze delle stazioni: crocevia di destini e malinconie

di Tiziana Mazzaglia
di Tiziana Mazzaglia
Ogni stazione, grande o piccola che sia, custodisce una piazza davanti a sé che è più di un luogo: è un teatro della vita. Lì si incrociano storie che non si toccano, si consumano addii silenziosi e ritrovi calorosi, si aspettano treni e, talvolta, sogni. C’è chi parte e chi arriva, chi corre con la valigia in mano e chi si ferma a osservare, come i vecchi soli che cercano compagnia tra i passi degli sconosciuti. Accanto a loro, i tassisti, gli edicolanti, i venditori ambulanti. E poi, le presenze ai margini: i mendicanti, gli artisti di strada, chi cerca una seconda possibilità o soltanto uno sguardo umano. Questi luoghi sono come polmoni delle città, pulsano di umanità, di attese e di ritorni mancati. Come nel film “Hachiko”, tratto da una storia vera, dove un cane accompagna ogni giorno il padrone alla stazione e continua ad aspettarlo anche dopo la sua morte. Simbolo eterno di fedeltà e speranza. Le piazze delle stazioni sono specchi del mondo: disordinate, struggenti, sempre in movimento. Ogni giorno vi si consuma un frammento d’umanità che merita uno sguardo attento, e forse, un po’ d’amore.

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