di Tiziana Mazzaglia
Nel cuore della rivoluzione digitale, la Cina ha compiuto un passo che sembra uscito da un romanzo di fantascienza: ha presentato Agent Hospital, il primo ospedale al mondo completamente gestito da intelligenze artificiali. Nessun edificio fisico, nessun camice reale: solo algoritmi, medici robot e pazienti virtuali. Ideato e realizzato dai ricercatori dell’Università Tsinghua di Pechino, Agent Hospital impiega 42 dottori AI e 4 infermieri virtuali suddivisi in 32 reparti. Questi professionisti digitali riescono a trattare decine di migliaia di pazienti virtuali in pochi giorni, replicando scenari clinici che a un team umano richiederebbero mesi, se non anni. Il progetto non è solo un brillante esercizio tecnologico, ma un vero e proprio laboratorio di simulazione. Serve per testare scenari pandemici, valutare strategie di sanità pubblica, elaborare risposte a crisi sanitarie future. C’è chi teme che un giorno i robot possano sostituire completamente gli esseri umani, come se l’intelligenza artificiale potesse prendere il sopravvento sull’intelligenza emotiva, sulla creatività e sull’esperienza maturata nel tempo. Ma si dimentica che dietro ogni algoritmo c’è una mente umana, che ogni robot nasce da una programmazione fatta da uomini, per gli uomini. I robot non sono rivali, ma alleati: rappresentano un prezioso apporto di forza lavoro, capaci di sollevare l’essere umano da compiti ripetitivi o pericolosi, offrendo più tempo e spazio per ciò che solo l’uomo può fare davvero bene: pensare, provare emozioni, curare con empatia.
