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La libertà di espressione

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

Siamo nel 2025, abbiamo intelligenze artificiali che scrivono poesie, auto che si parcheggiano da sole, frigoriferi che ci ricordano di bere acqua… eppure, se apri bocca nel modo sbagliato, rischi ancora di essere zittito, bannato, licenziato o socialmente lapidato. La libertà di espressione, quella vera, sembra ormai una specie in via d’estinzione, protetta solo nei manuali di educazione civica e nei post indignati del lunedì mattina. È il diritto che tutti citano, ma pochi praticano: puoi dire ciò che pensi, certo… purché non disturbi, non critichi, non esponga, non tocchi nervi scoperti. E se lo fai, prepara una scorta di scuse pronte all’uso. Abbiamo confuso la libertà di espressione con il “parla pure, ma come dico io”. E intanto, mentre ci illudiamo di avere voce, la censura indossa abiti eleganti: si chiama algoritmo, regolamento interno, “linea editoriale”. Ironia della sorte, siamo iperconnessi e sempre più muti. Eppure, continuiamo a combattere per il diritto di dire anche solo che la pizza con l’ananas è un insulto. Perché sì, la libertà di espressione è sacra… finché non scotta.

 

L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.

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