di Tiziana Mazzaglia
Nel cuore della scuola italiana, dove dovrebbe regnare l’inclusione, il sostegno rischia di essere un miraggio. Quante volte ci si trova davanti a classi con circa trenta alunni, più docente curriculare, più docente di sostegno, più educatore e più alunni con disabilità che rimangono ingabbiati nel ruolo di spettatore? In queste condizioni sorge spontanea la domanda: a cosa serve che si prenda per loro appunti sul quaderno e si compili il diario, mentre esiste già il registro elettronico visibile anche dalla famiglia? E perché si chiama “docente di sostegno” se poi l’alunno accanto a lui dorme o non viene stimolato attivamente? Molto spesso l’alunno non vuole uscire per interventi individuali o ancora i docenti curricolari non vogliono che gli alunni ascoltino spiegazioni dei colleghi, ma solo le loro che sono rivolte a tutta la classe e non hanno i criteri individuali adatti al singolo alunno. La normativa parla chiaro: per la nostra scuola inclusiva, l’Legge 104/1992 sancisce il diritto all’integrazione degli studenti con disabilità e affida loro un docente specializzato. L’Europea Agency spiega che «in ogni scuola … gli insegnanti di sostegno fanno parte del team docente, partecipano alla programmazione e alla valutazione». In sintesi, l’insegnante di sostegno *non è un semplice supporto*, ma “co‑titolare” della classe, parte attiva del consiglio di classe e della progettazione didattica. Al contrario, l’educatore scolastico o professionale socio‑pedagogico è una figura distinta e “si occupa degli aspetti relazionali, di autonomia e comunicazione dell’alunno” e non del curriculum didattico vero e proprio. Eppure, troppo spesso, nella realtà delle aule, proprio l’educatore viene chiamato “professore di sostegno”, scrive compiti, aiuta nella preparazione di interrogazioni e verifiche svolgendo così mansioni che spettano al al docente specializzato. Si crea così confusione tra i ruoli, si de-professionalizza la funzione e si disperdono competenze. Il risultato? Alunni definiti “con sostegno” che assistono passivamente alla lezione, seduti accanto a un adulto che prende appunti al loro posto, mentre il docente principale insegna e la classe procede. Un paradosso: un alunno che ha diritto all’inclusione finisce per essere escluso dalla didattica per finire su un banco laterale. Una recente ricerca pubblicata su una delle riviste digitali di Erikson lo segnala: «La figura del docente di sostegno continua a essere fraintesa come risorsa esclusiva per l’alunno con disabilità, e non come risorsa per l’intera classe» Inoltre, si alimenta un dannoso sistema di “continuità didattica” che consente alle famiglie di confermare il docente di sostegno nella stessa scuola dell’anno precedente anche se precario vincolando la professionalità a relazioni personali, perdendo in meritocrazia e obiettività. Il risultato è un rapporto di servilismo più che collaborativo, che penalizza proprio chi ha più bisogno di qualità. La scuola italiana è in crisi di modelli: ruoli sovrapposti, classi sovraccariche, figure mal definite e un applauso alla flessibilità che dimentica l’efficacia. Le due grandi figure, quella del docente di sostegno e dell’educatore scolastico, devono essere chiaramente distinte e valorizzate per ciò che realmente sono: l’una portatrice di didattica specializzata, l’altra veicolo di autonomia, relazione e socializzazione. Manca ancora oggi una revisione strutturale: riduzione del numero degli alunni per classe; definizione precisa del ruolo dell’educatore; scelta del docente di sostegno basata su criteri di specializzazione e meritocrazia; reale formazione continua. Solo così l’inclusione non sarà un mantra ripetuto, bensì una pratica concreta. In una scuola così strutturata, l’alunno con disabilità non sarà chiamato “quello del sostegno”, ma sarà parte attiva della classe. E allora, forse davvero, l’insegnante di sostegno potrà uscire dalla marginalità del banco laterale, e gli educatori scolastici assumeranno il valore che meritano: facilitatori di partecipazione, non scribi a servizio di ragazzi.
L’immagine allegata è stata creata dall’Intelligenza Artificiale.
