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Supplenti dimenticati

di Tiziana Mazzaglia
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di Tiziana Mazzaglia

Nel silenzio delle aule, tra lezioni improvvisate, ragazzi difficili e responsabilità pesanti, c’è un esercito invisibile: quello dei supplenti. Vengono chiamati all’ultimo minuto, spesso per coprire l’assenza di un collega malato, e accettano incarichi brevi, instabili, precari. Lo Stato, però, li tratta come se fossero nulla: lavorano, ma lo stipendio non arriva a fine mese. A volte nemmeno dopo due. Spesso devono attendere oltre tre mesi per essere pagati. Nel frattempo? Devono sopravvivere. E come se non bastasse, se ricevono un incarico sono obbligati a sospendere la NASpI, l’unico sostegno che garantisce continuità economica. Un paradosso crudele: chi lavora per lo Stato si ritrova senza salario, senza disoccupazione e senza diritti reali. E guai ad ammalarsi: i giorni di malattia sono retribuiti al 50%. Dunque, chi prende 1000 euro per tre settimane di supplenza (quando arrivano) si trova con 500 euro lordi se si ammala. Nessun altro settore accetterebbe queste condizioni, ma nel mondo della scuola tutto questo è normalizzato. Chi forma le nuove generazioni è considerato sacrificabile. Nessuna sicurezza, nessuna dignità contrattuale. È ora di dire basta. Lo Stato non può continuare a predicare l’importanza dell’istruzione, mentre ignora “sistematicamente” i suoi lavoratori più fragili. I supplenti non sono tappabuchi: sono persone. E meritano rispetto, stipendi puntuali e diritti pieni. È giunto il momento che i sindacati tornino davvero a essere la voce di chi non ne ha. Un sindacato non è solo un ente burocratico, ma una forza viva, nata per tutelare i diritti dei lavoratori, per alzare la voce quando il lavoro diventa sfruttamento, per farsi carico delle fragilità di chi non ha tutele. I supplenti sono lavoratori a tutti gli effetti: entrano in classe, educano, sostengono, si prendono carico di responsabilità enormi spesso senza alcuna garanzia. Non possono più essere lasciati soli. È dovere dei sindacati rivendicare con forza stipendi puntuali, contratti chiari, malattia retribuita e accesso ai diritti come tutti gli altri dipendenti. Restare in silenzio significa tradire la propria missione.

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