A voi, che ogni giorno varcate la soglia di una classe con la voce colma di sapere e lo sguardo attento al non detto. A voi, che custodite il fuoco della conoscenza non per dominarlo, ma per donarlo, con pazienza, tra mani giovani che spesso ancora non sanno cosa stringere. In un tempo in cui il rumore copre l’ascolto, la vostra parola può ancora essere seme. Essere insegnante oggi è un atto di resistenza. Resistenza al disincanto, alla superficialità, all’urgenza del fare che dimentica il valore dell’essere. Ma voi, come scrisse Italo Calvino, «non fate altro che gettare ponti tra le cose», e quei ponti sono libri, dialoghi, esempi. A volte siete l’unico faro acceso nella nebbia interiore di un adolescente. Nelle vostre mani passa il futuro, e non in forma di numeri o statistiche, ma di cuori, sogni, paure. Come diceva Don Milani, «non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali». E voi lo sapete. Per questo, ogni vostro gesto ha il peso di una rivoluzione silenziosa.
Con affetto e collaborazione,
Tiziana Mazzaglia
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