di Tiziana Mazzaglia
Le farfalle da sempre incantano l’uomo con il loro volo lieve e silenzioso, con le ali ornate come antichi ventagli giapponesi e il mistero della loro metamorfosi, che le ha rese simbolo universale di rinascita, di fragilità e di bellezza che non chiede nulla in cambio. In Oriente, soprattutto in Cina, esse incarnano l’amore eterno: la leggenda di Liang Shanbo e Zhu Yingtai racconta di due giovani amanti ostacolati dalla famiglia, che dopo la morte si trasformano in farfalle per potersi amare per sempre, liberi dal peso del mondo. Nel pensiero taoista, il grande Zhuangzi si interrogava su cosa fosse reale e cosa sogno dopo aver immaginato di essere una farfalla, sospeso tra l’essere e l’apparire. Nel mondo occidentale, le farfalle sono entrate nell’arte e nella scienza grazie a figure come Maria Sibylla Merian, che nel Seicento tracciava con meraviglia e precisione il loro ciclo vitale, portando la natura nei salotti intellettuali. I pittori olandesi come Maria van Oosterwijck e Jan Van Huysum le inserivano nei loro quadri di fiori come simboli di vanitas, messaggere silenziose della brevità dell’esistenza. Ma la farfalla è anche sogno, poesia e filosofia: per Jules Renard è un biglietto amoroso che cerca l’indirizzo di un fiore, per Carl Sagan siamo farfalle che vivono un giorno credendo sia per sempre, e per Primo Levi è l’immagine stessa del nostro concetto di bellezza. Così, tra leggende, tele, citazioni e studi, la farfalla continua a volare nel nostro immaginario collettivo, lieve ma potente, ricordandoci che anche le cose più piccole possono contenere verità immense.
