Miss Julie, un film di Liv Ullmann

Miss Julie, un film di Liv Ullmann

di Tiziana Mazzaglia @TMazzaglia

 

Nelle sale dal 19 novembre 2015. Con Colin Farrell, Jessica Chastain, Samantha Morton. Norvegia/Gran Bretagna/Canada/Usa/Francia/Irlanda 2014, 124’

 

MISS JULIE - locandinaDal 19 novembre sarà possibile vedere nelle sale cinematografiche “Miss Julie”: un film tratto dall’omonima opera del drammaturgo svedese August Strindberg, del 1888, per molti anni censurata in Svezia. La regista Liv Ullmann è nota anche come attrice per aver recitato recitato in Persona, Sussurri e grida, Scene da un matrimonio e Vergogna. La sua presenza è stata attiva anche tra la giuria ai festival di Cannes (2001) e Berlino (1984). Vincitrice per ben due volte presso l’Academy Award in qualità di migliore attrice. Negli anni ’90 ha iniziato a dedicarsi alla regia di cinema e teatro, ad esempio per il film Sofie (1992) e Kristin Lavransdatter (1995); poi, nel 1996 ha realizzato la miniserie Enskilda samtal (per la televisione svedese) e nel 2000 Faithless. Tra le ultime produzioni ricordiamo: Cate Blanchett, Un tram chiamato desiderio a New York e Sydney, e Zio Vanja al Teatro Nazionale di Oslo.

Miss Julie ha inizio con una colonna sonora caratterizzata dalle note di pianoforte e violini, che accompagnano lo spettatore in un viaggio nel passato. Una bambina dai capelli rossi adagiata sul suo letto legge su un libro: «Le avevano regalato una bellissima bambola. Oh che bambola meravigliosa! Così fine e delicata! Non era fatta per le tristezze di questo mondo». Una storia fantastica quella riportata tra le righe del libro di fiabe, presumibilmente, che ben s’intreccia con il destino della bambina lettrice. Poi, la telecamera si sofferma su una foto di famiglia e le bianche e tenere manine la accarezzano. Era, infatti, morta la madre di quella bambina, che ben presto ritroviamo donna. Gli anni scorrono velocemente e sono segnati da una finestra aperta su un giardino, quando la protagonista esce è ancora una bambina, ma al suo rientrare in casa è già donna. In quel mondo incantato immersa nella natura, la bambina appare tra le piante, come immersa in una foresta, dopo aver smarrito la retta via. Un’allegoria ripresa da Dante nella Divina Commedia e da Petrarca nel sonetto Solo e pensoso. Quelle piante, cresciute in modo spontaneo e disordinato, impediscono un passaggio rettilineo e formano solo un ingarbugliarsi di alberi e piante simbolo dell’ingarbugliarsi degli eventi della vita. Gli anni sono passati e si è giunti al 1890, anno in cui si svolge la vicenda narrata. La protagonista, Julie, vive nella sua casa dove coltiva nel segreto la carenza affettiva provata dopo la morte della madre e che ora si riversa nel suo bisogno di vivere un amore. Il ballo, la danza hanno quell’aspetto di attività ludica che permette di trasportare l’anima assaporando un preludio di passione a cui non è facile approdare. La tristezza profonda e la desolazione di Julie mi ricorda alcune parole scritte da Beecht in L’opera da tre soldi: «C’era una volta un povero bambino e non aveva papà e non aveva mamma, erano morti tutti e non c’era più nessuno al mondo. Tutti morti, allora lui è partito e ha cercato giorno e notte. E siccome sulla terra non c’era più nessuno ha voluto andare in cielo: c’era la luna che lo guardava così buona; e quando finalmente era arrivato alla luna, quello era un pezzo di legno marcio. E allora è andato dal sole e quando era arrivato al sole, quello era un girasole appassito. E quando arrivò alle stelle erano dei moschini d’oro che erano infilati come li infila l’averla sul pugnolo. E come lui voleva tornare sulla terra era una pentola capovolta. E lui era solo solo. E allora si è seduto e si è messo a piangere, ed è ancora là solo solo». Julie, però, non è completamente sola: ha un padre che viaggia molto, due servi e una cagnolina. La maggior parte delle scene si svolgono in cucina: il luogo della casa che esprime il calore e la familiarità, l’intimità e il ristoro, che però, qua si rivela lo scenario in cui si intesse una trama pericolosa di amore e odio, simile alle note di un tango senza fine, in cui l’odio cede il posto all’amore, ma se lo riprende e così fino alla sua ultima nota. Julie provoca il servo John in un gioco pericoloso di seduzione senza esserne troppo consapevole, perché ancora non aveva vissuto una storia d’amore, ma solo spinta da una sessualità quasi soffocata. L’affettività familiare qui compare distrutta, persa, sognata e mai realizzata. Il mondo dei sogni appare l’unica dimensione in cui poter vivere una felicità che non è realizzabile sulla terra. Julie e John hanno in comune un lutto familiare non rielaborato e che continua a recar loro sofferenza: lei ha perso la madre, lui il fratellino. I due personaggi però sono divisi dal ceto sociale e John dirà a Julie che i ricchi sono distanti dai poveri come i falchi che volano in cielo: sono lontani dalle fatiche della terra, ma osservano dall’alto chi lavora e fatica, sono ancora irraggiungibili e destano meraviglia, stupore, ma anche un forte senso di ingiustizia. Una metafora citata anche da Eugenio Montale nella poesia “Spesso il male di vivere ho incontrato”, in cui il falco è metafora di un Dio che vola in alto, osserva come spettatore ed è insensibile alla morte. Una distinzione di classe sociale che è evidenziata come forte disprezzo, infatti, Julie avendo saputo che la sua cagnolina di razza si è accoppiata con un cagnolino bastardino chiede alla cameriera di farla abortire. In tutto il corso del film vi sono continui flashback attraverso cui lo spettatore può capire chi sono i personaggi, da dove vengono, ma non dove vanno, perché la loro vita appare senza via d’uscita, ingarbugliata come le piante di una foresta. Solo quando i protagonisti sono immersi nella natura sembrano vivere sereni un idillio perfetto, irreale: qui si scambiano confidenze, sorridono ingenuamente, ed è qui che John si dichiara a Julie svelandole di essersi innamorato di lei da bambino e lo fa rievocando una scena che può ricordare i versi in cui Petrarca descrive di aver visto Laura per la prima volta. Nel corso del film ci sono vari giochi di riflessi dati da specchi e vetri: come una scena in cui John è in cucina e Julie fuori, nel cortile, ma i due si osservano attraverso un vetro e appaiono vicini solo nel riflesso. Così è il loro destino, che si intreccia ma non si unisce mai, perché i due appartengono ad un ceto sociale opposto e perché il loro amore nasce in un contesto di difficoltà non superabili.

Trailer: https://vimeo.com/lab80film/review/142024734/dba87af103

SCHEDA

Scritto e diretto da LIV ULLMANN

Adattamento da Miss Julie di August Strindberg

Fotografia Mikhail Krichman

Montaggio Michal Leszczylowski

Interpreti

Miss Julie JESSICA CHASTAIN

John  COLIN FARRELL

Kathleen  SAMANTHA MORTON

Young Miss Julie  NORA McMENAM

Produzione Design Caroline Amies

Costumi Consolata Boyle

Suono Stefan Henrix

Sound Mixer Ronan Hill

Musicisti: Arve Tellfsen (violino)

Truls Mørk (violoncello)

Håvard Gimse (piano)

Produttore musicale Morten Lindberg

Produttori: Synnøve Hørsdal (Maipo Film – Norway), Oliver Dungey e Teun Hilte (The Apocalypse Films Company – UK)

Co-Produttori: Tristan Orpen Lynch & Aoife O’Sullivan, Subotica (Eire) Rita Dagher, Senorita Films (France)

Produttori esecutivi: Julia Balaeskoul Nusseibeh, Christian Baumard, Aaron Gilbert, Alain Kappauf, John Raymonds

Girato al Castle Coole a Enniskillen, County Fermanagh, e a Florence Court Forest Park, Irlanda del Nord.

Versione originale con sottotitoli italiani

Distribuzione italiana: Lab 80 film

 

Si ringrazia Lab 80 film per aver fornito il materiale e la visione stampa.

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