Vogliono eliminare il precariato eliminando i precari!

Vogliono eliminare il precariato eliminando i precari!

di Tiziana Mazzaglia @TMazzaglia

 

Quattromila precari manifestano a Roma il 17 marzo 2015: “la buona scuola” crea più di ottantamila disoccupati, i manifestanti lamentano di non aver potuto parlare con esponenti del Pd.

unnamedIl 17 marzo del 2015, quattromila precari della scuola Italiana hanno marciato a Roma e si sono soffermati in piazza Montecitorio: uomini e donne, laureati, abilitati, con master, dottorati, dieci anni di insegnamento, sfruttati anno per anno, costretti a vivere di attese strazianti. Sembra risuonare in loro uno spirito Futurista, anche se per loro il Futuro vuole essere distrutto da chi parla di “buona scuola”. Di buono cosa può esserci se ottantamila precari diventano disoccupati? Buono forse per chi vanta di privilegi e di amicizie, visto che ai presidi si vuole dare il potere di assumere e licenziare in base a propri criteri. Già da un anno aspetto di vedere pubblicato il mio romanzo “Storia di un precariato in-fame”, che spero di riuscire a pubblicare presto, di cui riporto qui una premessa in cui ho riscritto il Manifesto del Futurismo adattandolo ai precari:

Manifesto del Precariatismo

 

     Noi vogliamo cantare l’amor per la cultura, l’abitudine all’insicurezza e alla precarietà.

Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia. (…)

    Noi vogliamo esaltare il percorso inaudito, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.

    Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è privata di una bellezza antica; la bellezza del sapere. Un’automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un’automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bella della Vittoria di Samotracia, se non fosse che per lei non esistono più corsie su cui correre.

    Noi vogliamo inneggiare all’uomo che non tiene più il volante, la cui asta ideale pensava di poter attraversare la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.

   Bisogna che il poeta si prodighi con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali.

    Non v’è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo.

  Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!… Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri e oggi stesso.  (…) Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.

    Noi vogliamo ripristinare i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie, e combattere contro la crisi e contro ogni viltà opportunistica e utilitaria.

  Noi canteremo le grandi folle agitate dalla disoccupazione, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno dei teatri e dei musei, arrestati da violenti tagli economici; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le Scuole appese alle nuvole per i contorti fili dei loro fumi; i professori simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di pergamene; i non abilitati avventurosi che fiutano l’orizzonte, e i ragazzi dall’ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.

    È dall’Italia che noi lanciamo per il mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il PRECARISMO, perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di disoccupati. Già per troppo tempo l’Italia è stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagli innumerevoli scandali che la coprono tutta di cimiteri.

  

Questo manifesto esprime tutta la vitalità di precari che stanno per essere condannati a morte dallo Stato e che non si arrendono. Proprio il giorno in cui si è celebrato il 154º anniversario dell’Unità d’Italia, i quattromila precari a Roma hanno dimostrato di non arrendersi e non si arrenderanno mai, con loro la scuola vive, senza di loro la scuola muore insieme a loro. Una lunga battaglia che è anche di tutti quelli che sono rimasti a casa, di alunni, di genitori. Chi era in piazza Montecitorio ieri ha cercato il dialogo che è stato negato dal Pd. Un muro di silenzio si è innalzato dall’altra parte della piazza a simboleggiare indifferenza, come il falco levato di cui parlava Montale in “Spesso il male di vivere ho incontrato” ed è un male di vivere quello che si vuole creare con la “buna scuola”.

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