Il ruolo del teatro: tra realtà e finzione

Il ruolo del teatro: tra realtà e finzione

di Tiziana Mazzaglia @TMazzaglia

Cultura e società: ciò che si può esprimere attraverso il teatro.

images (2)Si è soliti inquadrare il teatro in una categoria carica di ambiguità, in cui c’è come una sorta di svalutazione della finzione, minacciata dalla verità. Il fingere ha in sé la simulazione, l’inganno, di un fare non riconducibile al reale. Nelle tragedie «l’azione imita l’azione», come sostiene Aristotele. Nel poema epico si assiste ad un richiamo all’azione e si avverte la necessità di intendere la simulazione, il comportarsi “come sé”. Ciò che si esprime nell’ambito della finzione può essere un riparo, una fuga, un’evasione nella fantasia, può dare corso ad una sorta di esistenza protetta dalla realtà. Ad esempio, se analizziamo un bambino mentre gioca notiamo che si vergogna di essere osservato, perché l’istinto gli dice di nascondere il proprio desiderio di finzione, vuole proteggere la dimensione fantastica in cui si rifugia. La vergogna aiuta a comprendere il tipo di rapporto che si instaura tra finzione e realtà. Il bambino si vergogna di mostrare il suo rapporto con il gioco, in cui costruisce involontariamente e istintivamente dei modelli matematici, che consentono di anticipare la realtà, l’esperienza. La teoria dei giochi rappresenta una fisionomia, un momento di anticipazione della realtà, ma non è realtà. Un altro esempio ci è fornito dall’uomo primitivo, quando, mette in atto il rito della caccia. Finge, costruisce, prefigura, danza, mima l’atto della caccia, in modo da avere una situazione d’ingresso alla realtà. Si allena attraverso la finzione per quello che poi dovrà mettere in atto nel reale. Questo tipo di ritualità drammatica è importante per arrivare a capire come si genera il teatro. Il teatro e il gioco hanno in comune una situazione di controllo, una mimesis che stabilisce il rapporto tra autore e spettatore. La catarsi comporta una trasformazione emotiva profonda. Rito, gioco, teatro sono dei punti in cui la dissimulazione esistenziale non è evidente. Il gioco è anticipazione della realtà. Se ritorniamo all’esempio dell’uomo preistorico, questo nelle caverne incide, dipinge segni, immagini di carattere sacro-magico e questi sono i primi dati che portano alla cultura del teatro. Sono incisioni che mostrano come lo spazio tra l’esperienza reale e rituale comporta un controllo della realtà. Prima di entrare nella vicenda, il guerriero traccia il segno, che non è imitazione generica, ma esperienza. Il guerriero compie riti, danze che funzionano come addestramento alla vicenda di caccia. Nell’uomo preistorico prima dell’esperienza c’è un modello della realtà. Coloro che danzano generano con il movimento un’educazione. La danza è un’anticipazione tecnica concreta e  comprovata di ciò che verrà dopo, può essere anche un buon elemento di controllo dell’ansia. In quel momento l’esperienza mimetica è come sospesa tra il tempo futuro sospeso e il tempo mitico. Nel teatro si assiste ad una devastazione del tempo, vissuto attraverso rievocazioni e anticipazioni. Si assiste ad una fuga dalla realtà tramite il movimento. Evasione, come se la finzione fosse solo il sottrarsi dalla realtà. La nostra civiltà è solita far compenetrare il gioco al piacere e questo porta all’ idea del fare teatro inteso, come perdita di tempo. Il teatro non è esperienza illegittima e neanche legittima, ma esperienza di rito. Quindi, viene inquadrato in una visione storica che si presenta come un’intima vicenda di crisi, di corruzione dell’idea di teatro. Oscilliamo tra utopia e distinguiamo la realtà come un terreno ambiguo. Il teatro non si presenta come necessario, ma solo come il luogo in cui l’apparenza si presenta travestita di ciò che la realtà prefigura. La finzione può essere intesa come simulazione, in quanto l’attore cambia la sua identità, assumendo quella del personaggio. Si apre così un percorso del fingere, per essere quello che non si è o ancora, può essere un’esperienza in cui poter essere sé stessi, al riparo dalle etichette sociali che ci investono nel quotidiano reale. Il rapporto tra la scena e la platea ha caratteristiche seduttive, l’attore deve avere il carisma di saper trasportare lo spettatore nel cerchio che lui stesso traccia. Il maestro Dostoevskij creava un rapporto corpo a corpo con lo spettatore, utilizzando la finzione, come una sfida con se stesso, Gassman in un’intervista avvenuta a Roma, in Piazza San Pietro il 10/11/1996 ha spiegato come l’esperienza aiuta a dare alle parole un accento diverso. L’importante non è il dire, ma il come dire, il pronunciare con la giusta intonazione, il sentire nell’animo la profondità delle parole pronunciate. La parola assume enfasi attraverso il suo emesso che va oltre la soglia del il significato etimologico. Nelle parole si innescano emozioni e sentimenti che vengono comunicate attraverso la parola stessa. La pronuncia, il suono, l’intonazione sono tutti canali di manifestazione dell’animo. Il teatro ha quindi, la funzione di svelare quanto la realtà cela: l’animo umano. Come, quando nel cielo avviene l’eclissi: per vedere il sole nei suoi contorni dobbiamo aspettare che la luna si collochi interposta tra noi che lo guardiamo e l’oggetto da guardare…ed è questa la funzione del teatro nella nostra vita!

 

 

Tiziana Mazzaglia, Cultura e società: ciò che si può esprimere attraverso il teatro. Il ruolo del teatro: tra realtà e finzione, in «L’informatore delle autonomie locali», 20/05/2013 http://www.linformatore.info/?p=511

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