di Tiziana Mazzaglia
La pasta non è solo un alimento, è un simbolo. È il filo che tiene insieme nord e sud, che lega famiglie attorno a un tavolo, che racconta la storia d’Italia con un piatto fumante e profumato. Da Totò a Troisi, da Sophia Loren a Mastroianni, la pasta ha attraversato il cinema italiano come una protagonista silenziosa. In Miseria e nobiltà, Totò la divora con le mani, facendoci ridere e insieme commuovere: la fame e la dignità si intrecciano in ogni spaghetto. In Un americano a Roma, Alberto Sordi sfida l’hamburger per poi cedere al grido immortale: «Maccarone, m’hai provocato e io te distruggo!» La pasta al pomodoro, quella semplice, rossa e profumata di basilico, è diventata un inno nazionale. Il regista Ettore Scola la immortalò in La famiglia, tra silenzi e sguardi, nei pranzi della domenica. Persino la pittura l’ha celebrata: nelle nature morte napoletane del Settecento, tra pani e frutta, compaiono maccheroni e formaggi, testimonianza di un amore antico. E non si può dimenticare la musica: da Funiculì Funiculà a Viva la pappa col pomodoro cantata da Rita Pavone, la pasta ha fatto cantare intere generazioni. È ritmo, rito e racconto. Oggi la pasta è anche benessere: secondo la Coldiretti, l’Italia è il primo produttore mondiale e ogni italiano consuma in media 23kg di pasta all’anno. È alla base della dieta mediterranea, riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio immateriale dell’umanità. Ricca di carboidrati complessi, sazia a lungo, è digeribile e, se abbinata a verdure o legumi, crea un pasto completo. Contrariamente a molti pregiudizi, la pasta non fa ingrassare: a pesare sulla bilancia, semmai, sono le quantità e i condimenti eccessivi. Nel mondo, la pasta italiana è amata ovunque: spaghetti, penne, fusilli, orecchiette… ogni forma è una piccola opera d’arte. Persino Andy Warhol si cimentò nel celebrarla, con una serie di poster ispirati alla cucina italiana. In un tempo in cui tutto corre veloce, la pasta resta un momento di pausa, un gesto d’amore. Cuocere la pasta è un atto culturale, un’arte tramandata. La forchetta che si avvolge attorno allo spaghetto è una danza quotidiana che racconta chi siamo. E allora viva la pasta, viva l’Italia che sa ancora profumare di pomodoro e basilico. E come diceva Sophia Loren: «Tutto quello che vedete, lo devo agli spaghetti».
L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.
