41
di Tiziana Mazzaglia
Nel mondo dell’informazione, la figura del giornalista sembra vivere un paradosso: da un lato è sempre più essenziale, dall’altro è sempre più sfruttata. I compensi spesso ridicoli (in alcuni casi sotto i cinque euro a pezzo), l’assenza di tutele, i carichi di lavoro inumani e le richieste di visibilità gratuite stanno minando una professione che dovrebbe invece essere il pilastro della democrazia. A peggiorare il quadro, è cresciuta una fitta giungla di blogger, content creator e “informatori” improvvisati che, senza alcun titolo, formazione o etica deontologica, generano contenuti virali, ma spesso superficiali, se non fuorvianti. La competizione si è spostata dalla qualità all’engagement, dal controllo delle fonti al numero di follower. Come ricordava Enzo Biagi: “Il giornalismo è un mestiere che si fa con la schiena dritta”. Ma oggi chi può permettersi di tenerla dritta quando la precarietà è la regola?
