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Tipi Umani Particolarmente Strani: l’autismo raccontato da chi lo vive

Il film TUPS di Alberto Valtellina

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

In un panorama mediatico ancora dominato da narrazioni stereotipate sulla neurodivergenza, il film “TUPS – Tipi Umani Particolarmente Strani” di Alberto Valtellina segna una svolta narrativa e visiva. In uscita dal 12 novembre 2025, il documentario sarà presentato in anteprima alla Casa del Cinema di Roma, a Milano al TeatroLaCucina e al festival RODI di Salonicco. È un’opera che unisce delicatezza e rigore, restituendo voce, immagine e spazio a chi troppo spesso è rappresentato solo da fuori. Il titolo si ispira all’omonimo libro di Enrico Valtellina, Mimesis del 2016, figura di riferimento nel dibattito culturale sull’autismo. Il film si apre con l’AUTCamp, incontro annuale tra persone neurodivergenti, e si concentra sulla testimonianza di Martina Savoia, madre con quattro diagnosi nello spettro autistico. La sua narrazione, supportata da materiali d’archivio e video amatoriali, ci guida in un viaggio personale tra spazi quotidiani e luoghi-simbolo, come i cimiteri da lei fotografati. TUPS si distingue per un approccio inedito: non c’è un filtro medico o documentaristico tradizionale, ma uno sguardo interno, autoriflessivo, che sposta il punto di vista “sull’autismo” a un punto di vista “dall’autismo”. È un cambio di paradigma. La differenza non è patologica, ma una forma altra di percezione, di esistenza. Una delle domande implicite che il film ci pone è: chi ha il diritto di raccontare e in che modo? Dal punto di vista critico, il film rompe il confine tra cinema e autorappresentazione. Ricorda per intensità opere come The Reason I Jump o Life, Animated, ma con un’ulteriore originalità: qui, l’autismo non è solo osservato, è vissuto e raccontato dall’interno, senza mediazioni sensazionalistiche. La fotografia è minimale, quasi diaristica, ma ogni inquadratura custodisce una verità emotiva. Come sottolinea “Codici Ricerca e Intervento” (cooperativa milanese che organizza la proiezione all’Ex Paolo Pini), il documentario va “oltre lo sguardo medico”, costruendo una narrazione affettiva, poetica e politica. E lo fa senza mai cedere alla pietà o alla retorica dell’eroismo. Martina è protagonista, narratrice, artista della sua stessa vita. I suoi video, i suoi pensieri, le sue immagini sono atti di espressione e resistenza. TUPS è solo il primo capitolo di un percorso: Una serie che, si spera, continuerà ad esplorare le neurodivergenze non come limiti, ma come universi da conoscere e riconoscere. In tempi in cui la diversità è ancora guardata con sospetto, questo film diventa un gesto culturale necessario. Non solo da vedere, ma da ascoltare.

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