di Tiziana Mazzaglia
Lo snowboard è uno sport giovane, nato dall’incontro tra surf e skate. Negli anni Settanta qualche ragazzo decide di scendere le piste non più con due sci ordinati, ma con una tavola sola, ispirata alle onde dell’oceano. All’inizio è visto con sospetto: troppo ribelle, troppo poco “elegante” per i canoni dello sci tradizionale. Con il tempo, però, questa disciplina conquista spazi, fino a diventare sport olimpico negli anni Novanta. Le immagini dei giochi invernali mostrano atleti che sfidano la gravità: salti, rotazioni, discese in half-pipe. Ma dietro i trick spettacolari c’è anche una cultura: musica, abbigliamento, linguaggio, una comunità che si riconosce nello stile di vita “rider”. Il cinema e i video sportivi hanno contribuito a creare il mito dello snowboarder come figura libera, un po’ fuori dagli schemi, innamorata della montagna ma anche dell’adrenalina. Tuttavia, oltre alla patina glamour, ci sono ore di allenamento, cadute, infortuni, disciplina. Dal punto di vista psicologico, lo snowboard incarna il bisogno di testare i propri limiti in un ambiente naturale. C’è il rischio, certo, ma anche la concentrazione totale sul momento presente: il corpo deve ascoltare neve, pendenza, equilibrio. È una forma di meditazione in movimento. La Giornata Mondiale dello Snowboard cade a ridosso dell’inverno pieno, ma oggi non possiamo parlare di neve senza pensare al clima. Le stazioni sciistiche a bassa quota faticano, la neve naturale è meno prevedibile, si ricorre sempre più all’innevamento artificiale. Lo sport diventa allora un osservatorio privilegiato del cambiamento climatico. La sociologia dello sport invita a riflettere sugli impatti ambientali e sociali delle grandi infrastrutture montane: impianti, piste, turismo di massa. Forse il futuro dello snowboard – e di tutti gli sport di montagna – dovrà legarsi a una nuova etica: meno consumo, più rispetto del paesaggio, più attenzione alle comunità locali. Scivolare sulla neve, disegnare curve e salti, può così diventare non solo gioco o spettacolo, ma anche modo per innamorarsi davvero della montagna e desiderare di proteggerla.
L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.
