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Social: un vizio al pari di droga e alcol

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

C’è una dipendenza che non lascia aghi sul tavolo, bottiglie vuote o tracce evidenti sul corpo. È silenziosa, socialmente accettata, spesso persino incoraggiata. Vive nelle nostre tasche, si accende con una notifica e ci accompagna dal risveglio fino a pochi istanti prima di addormentarci. È la dipendenza dai social network, un fenomeno che la scienza osserva con crescente attenzione perché, pur essendo diversa dalle dipendenze da sostanze come alcol e droghe, condivide molti dei meccanismi neurologici che le caratterizzano. Ogni like, commento o nuova visualizzazione attiva nel cervello il sistema della ricompensa, provocando il rilascio di dopamina, il neurotrasmettitore associato al piacere e alla gratificazione. È lo stesso circuito coinvolto nelle dipendenze da sostanze, anche se con intensità differenti. Il risultato è un comportamento che tende a ripetersi: controllare continuamente il telefono, scorrere contenuti senza accorgersi del tempo che passa, cercare approvazione e conferme attraverso uno schermo. Numerosi studi hanno evidenziato come l’uso eccessivo dei social possa provocare sintomi molto simili a quelli delle dipendenze tradizionali: perdita di controllo, aumento progressivo del tempo trascorso online, irritabilità quando non si può accedere alle piattaforme e difficoltà a interrompere il comportamento nonostante le conseguenze negative sulla vita quotidiana. Gli esperti parlano di dipendenza comportamentale, una categoria che comprende anche il gioco d’azzardo patologico, riconosciuto ufficialmente come disturbo. Non si tratta quindi di demonizzare la tecnologia, ma di comprenderne i rischi. I social network rappresentano uno straordinario strumento di comunicazione, informazione e relazione, ma diventano problematici quando smettono di essere un mezzo e si trasformano in un bisogno. In particolare tra gli adolescenti, il cui cervello è ancora in fase di sviluppo, l’esposizione continua ai meccanismi di gratificazione immediata può influenzare la capacità di attenzione, l’autostima e la gestione delle emozioni. A preoccupare gli studiosi non è soltanto il tempo trascorso online, ma il modo in cui questo tempo viene utilizzato. Il confronto costante con vite apparentemente perfette, la ricerca spasmodica di approvazione e la paura di essere esclusi possono alimentare ansia, insicurezza e senso di inadeguatezza. Paradossalmente, in un mondo sempre più connesso, molte persone si ritrovano più sole. La differenza tra un uso sano e una dipendenza sta nella libertà di scegliere. Quando siamo noi a decidere di utilizzare i social, essi rappresentano una risorsa. Quando invece sono i social a decidere per noi, occupando ogni momento libero, interrompendo il lavoro, lo studio, le relazioni e persino il riposo, allora il confine del semplice utilizzo è stato superato. La sfida del nostro tempo non è rinunciare alla tecnologia, ma imparare a governarla. Perché la libertà non consiste nell’essere sempre connessi, ma nel poter scegliere quando disconnettersi. E forse il primo passo è riconoscere che alcune dipendenze non hanno l’odore dell’alcol né il volto della droga: a volte si nascondono dietro uno schermo acceso e una notifica che lampeggia.

L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.

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