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Scrivere senza applausi è la mia musica

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

scrivere2C’è una frase, attribuita a Bob Dylan, che risuona come un manifesto di autenticità: “Non devi suonare per gli altri”. Una dichiarazione potente, che parla a chiunque si senta artista nel profondo, a chi crea per necessità interiore più che per consenso. Allo stesso modo, David Bowie ammoniva: “Never play to the gallery”, cioè non cercare l’applauso facile, non comporre, dipingere, scrivere per piacere al pubblico, ma per fedeltà a sé stessi. Scrivere per sé stessi è un atto di libertà e di coraggio. Significa non compiacere, non aspettarsi approvazioni, ma ascoltarsi nel silenzio. È un processo intimo e potente, che trasforma l’atto creativo in una forma di autoconoscenza. Come scriveva Virginia Woolf: “Scrivo ciò che voglio scrivere. Non potrei farlo in altro modo.” Quando si smette di cercare riflessi negli occhi degli altri e si comincia a creare con onestà, si accende una luce interiore che illumina la via. Anche se nessuno applaude, anche se nessuno legge, si sta facendo arte vera. Si scrive, si suona, si dipinge perché non se ne può fare a meno. In un mondo in cui tutto è visibile, pubblicato, votato, condiviso, scegliere di non “suonare per la platea” è una forma di resistenza luminosa. È l’inizio della propria voce. E quella voce, proprio perché sincera, può arrivare lontano.

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