di Tiziana Mazzaglia
Intervista a Gaia Chon insegnante di Yoga, presentatrice radiofonica, attrice e performer bolognese di origini cinesi. Nel tempo, ha sviluppato il concetto di “Teatro Olistico”, che unisce la recitazione teatrale a pratiche di benessere interiore come lo yoga e la meditazione. Gaia sottolinea l’importanza di connettersi con le emozioni profonde per creare una performance autentica, integrando nel suo metodo tecniche come il teatro sensoriale, la danza butoh e il teatro dell’oppresso.
Quali sono i principali benefici fisici e mentali della pratica dello yoga al rientro dalle vacanze, e in che modo può aiutarci a ristabilire equilibrio e concentrazione nella routine quotidiana?
«Al ritorno dalle vacanze, molti si affrettano a scegliere corsi, iscriversi in palestra, organizzare nuove attività… Ma il vero benessere che ci hanno lasciato le ferie è spesso racchiuso nel ritmo lento, nell’ascolto spontaneo dei nostri desideri quotidiani. So che sembra difficile mantenere questa leggerezza durante l’anno, ma è proprio qui che lo yoga può offrirci un rifugio prezioso: una pratica che ci invita a rallentare il respiro, a chiederci sinceramente come stia il nostro corpo, a ritagliare uno spazio di libertà nella frenesia quotidiana».
Quali sono i benefici dello yoga per le donne in gravidanza e quali pratiche consigli in ciascun trimestre?
«Molte allieve in gravidanza mi hanno confidato quanto gli esercizi pre-parto somiglino alla pratica dello yoga. In effetti, lo yoga può essere un prezioso alleato in questo periodo speciale: sostiene la schiena che affronta un peso maggiore, lavora sull’apertura delle anche, aiuta la mente a trovare calma e centratura in un momento tanto emozionante quanto carico di nuove sfide. Ho avuto l’onore di accompagnare donne dal primo trimestre fino agli ultimi giorni prima del parto, e so quanto sia importante una guida attenta e delicata. Con cura e presenza, posso offrire indicazioni mirate e personalizzate durante le lezioni».
Lo yoga con il proprio cane (doga) è solo una moda o ha reali benefici per l’umano e l’animale?
«Credo che molti dei video che circolano online offrano un’immagine poco realistica: spesso, infatti, gli animali interpretano i nostri movimenti come un invito al gioco, rendendo la pratica yoga un momento di distrazione più che di concentrazione. Tuttavia, con il tempo e la costanza, si può educarli ad accompagnarci con calma. La mia cagnolina, che ha 13 anni, è cresciuta insieme allo yoga: quando pratico all’aperto, si sistema tranquilla in fondo al tappetino e resta lì per tutta la lezione. A volte scherzo con gli allievi dicendo che controlla se si stanno impegnando… ormai è la nostra piccola mascotte!»
Qual è il modo migliore per avvicinare gli adolescenti allo yoga e aiutare a gestire stress, ansia o insicurezze?
«Essere presenti sui social, che per le nuove generazioni sono veri e propri strumenti di comunicazione quotidiana, ha un impatto significativo, soprattutto considerando quanto sia forte in loro il meccanismo dell’imitazione. Credo di aver avvicinato molte giovani donne proprio mostrando loro un’immagine equilibrata: quella di un’insegnante seria e concentrata nella pratica, ma anche capace di vivere con leggerezza, andare a un concerto o divertirsi. È l’approccio laico e contemporaneo che ho voluto dare al mio progetto Gayayoga, affinché lo yoga possa integrarsi con naturalezza nella vita reale di chiunque».
A che età possono iniziare i bambini a praticare yoga? Quali approcci usi per coinvolgerli in modo ludico ma efficace?
«Ho avuto modo di insegnare anche nelle scuole, perfino ai bambini del nido, ma in quei contesti l’approccio deve necessariamente essere giocoso. Si tratta più che altro di introdurli a un linguaggio fatto di parole, suoni e posizioni che si ispirano alla natura e agli animali. È un primo contatto, delicato e divertente. A partire dagli 8-9 anni, però, si può iniziare a proporre una pratica yoga più strutturata, in cui i bambini iniziano ad apprendere anche il valore della disciplina, elemento centrale come nelle arti marziali e in molte pratiche olistiche».
Come si adatta una pratica yoga ai ritmi e agli sbalzi ormonali delle donne, ad esempio durante il ciclo o la menopausa?
«Risponderei che, in termini yogici, si potrebbe lavorare sul secondo chakra o con meditazioni lunari, ma senza addentrarci troppo nei tecnicismi, posso dire che una donna che attraversa una fase di cambiamento ha soprattutto bisogno di ritrovare il proprio centro. Significa imparare ad accogliere con consapevolezza e dolcezza le trasformazioni, sia fisiche che interiori, e riconoscere che ogni fase ha un suo valore, una sua bellezza e una sua forza».
È possibile fare yoga anche se si è molto rigidi o fuori forma? Come consigli di iniziare senza sentirsi frustrati?
«Ciò che trovo sempre paradossale è che proprio chi avrebbe più bisogno di avvicinarsi allo yoga spesso rinuncia, per vergogna o perché si sente fuori forma. Eppure, la pratica dovrebbe essere un rifugio, non un palco. Per questo strutturo le mie classi in base ai livelli: chi riprende dopo anni di sedentarietà può sentirsi accolto in un gruppo base o in una lezione di yoga posturale, dove il corpo si riscopre con dolcezza, senza imbarazzi. Allo stesso tempo, propongo pratiche più dinamiche e ho il privilegio di guidare il mio gruppo delle “Rose”, donne splendide, allenate, centrate, con una presenza e un’energia davvero speciali».
Yoga e spiritualità: è necessario “credere” in qualcosa per praticare, o è solo un lavoro sul corpo e sul respiro?
«Lo yoga è, nella sua essenza, una pratica spirituale. Personalmente, mi sento legata a simboli e modi di agire che appartengono a una tradizione antica, ma quando insegno mantengo sempre un approccio laico. A volte faccio riferimento alla tradizione solo per chiarire meglio il significato di un esercizio, se può essere utile alla comprensione, ma i benefici di questa pratica, per il corpo, il respiro, la mente, sono universali. Non dipendono da un credo: possono essere sperimentati da chiunque scelga di praticare con costanza, che sia cristiano, buddista o ateo».
Quali sono i tuoi rituali personali prima o dopo la pratica yoga? Hai una routine che segui ogni giorno?
«Prima di ogni lezione cerco sempre di arrivare con un po’ di anticipo, così da concedermi il tempo per lasciare fuori pensieri, impegni e frenesie. È un piccolo rituale: mi siedo in silenzio e comincio a massaggiarmi i piedi, le nostre radici, spesso dimenticate e costrette in scarpe scomode. Dopo la pratica, evito luoghi affollati come ristoranti rumorosi e, se ceno a casa, provo a preservare la calma interiore conquistata, evitando conversazioni cariche di stress o notizie negative. Lo stesso cerco di fare al risveglio: aprire gli occhi con dolcezza, senza tuffarmi subito nei pensieri più pesanti o nelle notizie cupe del giorno. Come insegnava il Maestro Yogananda, anche l’energia di ciò che mangiamo e ascoltiamo nutre il nostro spirito: per questo, coltivare la pace dentro e fuori è per me un esercizio quotidiano».
Cosa pensi dello yoga online o in app? Può sostituire la pratica in presenza o è solo un supporto?
«Ho appena avviato il mio programma di yoga in webtv, che offre solo brevi assaggi più che vere e proprie lezioni complete. Credo fermamente che nulla possa sostituire la pratica dal vivo, dove l’insegnante può seguire ogni movimento con attenzione e dove il confronto e lo scambio con gli altri arricchiscono l’esperienza. Comprendo però chi, per motivi di lavoro o per la distanza, fatichi a partecipare di persona; per questo seguo alcune persone online, invitandole comunque a tornare almeno ogni tanto dal vivo. Cerco sempre di far sentire a tutti che non sono soli, ma parte della grande famiglia di Gayayoga. Oggi, soprattutto dopo il periodo Covid, uno dei mali più grandi è proprio la solitudine, e coltivare un senso di comunità è più che mai necessario».
Qual è il più grande fraintendimento che la gente ha sullo yoga, secondo te?
«Molti pensano che lo yoga sia solo uno sport, forse perché vedono influencer sui social con tutine aderenti da palestra, ma in realtà lo yoga è uno stile di vita. Puoi riuscire a fare una posizione difficile magari perché vieni da anni di danza, ma se la pratichi distrattamente o ti arrabbi appena esci dalla stanza, quello non è yoga, è semplicemente sport, che comunque ha i suoi benefici. Se invece, mentre sei in ufficio, ti accorgi di essere curvo o che il tuo cuore accelera durante un litigio con una collega, e allora ti prendi un momento per respirare profondamente, per me sei già sulla strada giusta».
Si consiglia la lettura dalla precedente intervista a Gaia Chon al seguente link: https://www.lecanoedelweb.it/intervista-a-gaia-chon-larte-dellempatia-e-il-teatro-che-accoglie/
