di Tiziana Mazzaglia
C’è un momento in cui la visibilità smette di essere luce e diventa abbaglio. Essere visti, ascoltati, applauditi, può sembrare un sogno: ma ogni sogno ha un risveglio, e spesso il risveglio è solitudine. La ricchezza è come l’acqua di mare; più ne beviamo, più abbiamo sete e lo stesso vale per la fama. Arthur Schopenhauer diceva che Chi sale su un palcoscenico, chi firma un libro, chi appare in uno schermo, è come un equilibrista su un filo teso tra il riconoscimento e la ferocia. Perché la fama non è carezza: è prova. E chi non la regge, rischia di perdersi tra gli echi. Il cinema lo sa e lo racconta: In Viale del tramonto, Norma Desmond si consuma nel rimpianto; In Mulholland Drive, la bellezza del sogno si sfalda in delirio; In Miss Sloane, il potere è un mantello che pesa più della coscienza; In Sesso & potere, la manipolazione diventa spettacolo. «La fama è qualcosa di seducente, ma volubile. Dona allegria, eccitazione, ricchezza e tanto altro, ma porta con sé cose meno piacevoli e ne sottrae di preziose, inclusa la privacy.» scriveva Marilyn Monroe. Chi si espone, spesso lo fa per passione o per vocazione, ma si ritrova bersaglio di giudizi, invidie, proiezioni. Eppure, nonostante tutto, c’è chi sceglie di restare visibile: Con grazia, con fermezza e con la consapevolezza che la propria voce, se autentica, può servire. «Fra tutte le follie del mondo, la più diffusa e la più generale è la preoccupazione per la fama e per la gloria.» Michel de Montaigne. E allora che fare? Forse il segreto è custodire la parte più vera: sapere che la fama passa, ma la dignità resta! Proteggere il silenzio dentro il rumore ed essere luce non per apparire, ma per illuminare.
