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Quando zittire un giornalista diventa il primo passo per spegnere una democrazia

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

La libertà di stampa non è un lusso per intellettuali, né un privilegio per addetti ai lavori: è il respiro stesso di una società democratica, e ogni volta che viene compressa, minacciata o aggirata, non si colpisce soltanto un giornalista, si indebolisce il diritto di tutti a conoscere la verità. La Giornata Mondiale per la Libertà di Stampa ci ricorda una realtà che troppo spesso preferiamo osservare da lontano, come se appartenesse soltanto a regimi autoritari o a scenari remoti: secondo Reporter Senza Frontiere, in numerosi Paesi del mondo l’informazione è sottoposta a pressioni politiche, economiche, giudiziarie e persino fisiche; decine di giornalisti vengono ogni anno arrestati, minacciati o uccisi, e il fenomeno della disinformazione organizzata rende ancora più fragile il confine tra notizia e manipolazione. Ma la censura non si manifesta solo con il silenzio imposto: oggi può indossare abiti più sofisticati, insinuarsi nella concentrazione dei media, nella propaganda algoritmica, nella spettacolarizzazione dell’informazione, nella paura di disturbare il potere. George Orwell, in una frase diventata profetica, scriveva che “giornalismo è pubblicare ciò che qualcuno non vuole venga pubblicato; tutto il resto è pubbliche relazioni”, e questa definizione resta una delle più feroci e lucide mai pronunciate. Anche la letteratura e il pensiero civile hanno colto il legame profondo tra parola e libertà: da 1984, dove il controllo del linguaggio coincide con il controllo della realtà, fino alle testimonianze di Anna Politkovskaja, simbolo di un giornalismo che ha pagato con la vita la fedeltà ai fatti. In un tempo in cui l’abbondanza di informazioni crea spesso più confusione che consapevolezza, difendere la libertà di stampa significa difendere la possibilità stessa di distinguere il vero dal costruito, il documentato dal manipolato, il coraggio dalla complicità. Se una società smette di proteggere chi racconta ciò che accade, presto smetterà anche di riconoscere ciò che accade davvero. E quando la verità diventa negoziabile, la democrazia comincia già a perdere voce.

L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.

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