di Tiziana Mazzaglia
Nel meccanismo delle nomine scolastiche, il Ministero dell’Istruzione ha affidato sempre più responsabilità a un algoritmo che dovrebbe rendere le procedure più rapide e oggettive. Ma dietro la freddezza della logica automatica, si cela una realtà fatta di rigidità, incoerenze e frustrazioni professionali. I docenti precari, chiamati a esprimere fino a 150 preferenze di sedi, sono messi di fronte a un bivio surreale: inserire tutte le scuole possibili per evitare il depennamento oppure rischiare di essere considerati “rinunciatari” se non selezionano proprio quella che l’algoritmo individuerà come compatibile con il loro punteggio. La conseguenza è che si ritrovano assegnati a istituti che sanno come impiegare una risorsa ad esempio umanistica in una scuola prevalentemente tecnico-scientifica. È il caso, ad esempio, di un docente laureato in Lettere a cui viene assegnata una cattedra di sostegno in un istituto tecnico dove il team della dirigenza, orientato su profili scientifici, non sa come collocarlo. Il risultato? Settimane passate a fare supplenze occasionali, senza un ruolo preciso, senza classi, alunni e senza un orario comunicato in tempi opportuni, con un impiego che non valorizza le competenze acquisite in anni di studio, abilitazioni e formazione, ma che fa sentire di troppo. Uno spreco di risorse umane e una grave lesione della dignità professionale nel sentirsi un peso per la scuola che non sa cosa farsene. Le scuole devono iniziare a prendere consapevolezza che un docente di sostegno ha inevitabilmente una provenienza disciplinare: può appartenere all’area umanistica, all’area scientifica o essere un ITP, quindi con un diploma tecnico-professionale. Ma nessun docente potrà mai essere un tuttologo. Pretendere che sia in grado di seguire qualsiasi disciplina o adattarsi a ogni contesto senza supporto e senza strumenti è illusorio. Il problema, dunque, non è nel singolo docente, ma in un intero sistema da rivedere, a partire dal funzionamento delle assegnazioni fino all’organizzazione del sostegno, che oggi spesso è lasciato al caso. Un sistema nato per garantire inclusione, che invece rischia di generare isolamento, inefficienza e profondo disorientamento nonché una forte depressione del docente che vive tali situazioni.
L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.
