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Quando la medicina sceglie ancora di prendersi cura

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

In un tempo in cui si parla sempre più spesso di liste d’attesa interminabili, carenza di personale sanitario e cittadini costretti a rinunciare alle cure, da Bologna arriva una notizia che merita di essere raccontata non solo per il suo valore umano, ma anche per ciò che rappresenta. Nel quartiere Pilastro nascerà un poliambulatorio gratuito destinato alle persone più fragili. A renderlo possibile non è un nuovo investimento privato né una struttura sanitaria tradizionale, ma un gruppo di medici che, conclusa la propria carriera ospedaliera, ha deciso di continuare a mettere gratuitamente la propria esperienza al servizio della comunità. L’iniziativa è promossa dall’Associazione Buoni Dottori, presieduta dal professor Pietro Cortelli, neurologo di fama internazionale, insieme a un gruppo di professionisti che hanno rappresentato per anni l’eccellenza della sanità bolognese: Claudio Borghi, Eugenio Brunocilla, Massimo P. Di Simone, Gaetano Domenico Gargiulo, Gilberto Poggioli, Eleonora Porcu, Livio Presutti, Mario Taffurelli e Pierluigi Viale. Nomi che hanno diretto reparti universitari e ospedalieri, formato generazioni di medici e contribuito alla ricerca scientifica, scegliendo oggi di dedicare tempo e competenze a chi incontra maggiori difficoltà nell’accesso alle cure. Il progetto nasce anche grazie alla collaborazione con il Comune di Bologna, che ha messo a disposizione gli spazi e ha favorito il collegamento con i servizi sociali e il Terzo Settore, permettendo così la realizzazione di una rete di assistenza rivolta alle persone in condizioni di particolare fragilità. Ma questa iniziativa racconta molto più di un semplice gesto di volontariato. È anche il riflesso di una realtà che riguarda l’intero Paese. Secondo i dati più recenti, milioni di italiani rinunciano ogni anno a visite specialistiche ed esami diagnostici, spesso a causa dei tempi di attesa troppo lunghi o delle difficoltà economiche. È proprio questa consapevolezza ad aver spinto questi professionisti a rimettere il camice, non per necessità, ma per senso di responsabilità verso la collettività. Gli stessi promotori sottolineano un concetto fondamentale: il volontariato sanitario può integrare e rafforzare il Servizio sanitario nazionale, ma non può e non deve sostituirlo. La salute resta un diritto costituzionalmente garantito e richiede investimenti continui in personale, strutture, tecnologie e organizzazione. Un ambulatorio gratuito rappresenta una risposta concreta per molte persone, ma non può diventare la soluzione strutturale alle criticità del sistema. Ed è forse proprio questo il messaggio più importante che emerge dall’iniziativa bolognese. Da una parte c’è la straordinaria generosità di medici che, dopo una vita trascorsa nelle corsie ospedaliere, scelgono di continuare a curare senza chiedere nulla in cambio. Dall’altra c’è un interrogativo che riguarda tutti: se professionisti di questo livello sentono il bisogno di intervenire volontariamente per garantire l’accesso alle cure, quali sono oggi le difficoltà che il nostro sistema sanitario è chiamato ad affrontare? La risposta non può limitarsi all’ammirazione per un gesto di altruismo. Deve diventare occasione di riflessione sul futuro della sanità pubblica italiana, sul diritto universale alla salute e sul valore di una professione che, anche dopo la pensione, continua a considerare il prendersi cura degli altri come una missione prima ancora che un lavoro. Forse è proprio questa la lezione più preziosa che arriva da Bologna: la medicina non termina con la fine di una carriera. Per alcuni professionisti continua a vivere nella volontà di restituire alla società ciò che una vita di studio, esperienza e servizio ha insegnato loro. E in un’epoca in cui spesso si parla di crisi della sanità, questa scelta ricorda che il cuore della medicina resta, prima di tutto, la persona.

L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.

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