di Tiziana Mazzaglia
In Italia si fanno sempre meno figli e troppo spesso questa realtà viene spiegata in modo superficiale, come se i giovani non avessero più voglia di costruire una famiglia o fossero diventati egoisti e individualisti, ma la verità è molto diversa e molto più amara, perché oggi chi pensa di avere un figlio non lo fa con leggerezza, non si lascia guidare solo dal desiderio, ma guarda il futuro, lo misura, lo pianifica e fa i conti con una realtà economica che spesso è spietata. Gli italiani fanno meno figli non perché non credano nell’amore o nella famiglia, ma perché sanno che un figlio costa, sanno quanto guadagnano, sanno che spesso il lavoro è precario, sanno che uno stipendio a volte basta appena per pagare affitto, bollette e spese essenziali, e allora rinunciano, rimandano, si negano perfino la maternità e la paternità non per mancanza di sentimento, ma per eccesso di responsabilità. I numeri confermano questa situazione: secondo l’ISTAT, nel 2024 in Italia sono nati circa 370 mila bambini, il dato più basso dall’Unità d’Italia, con un calo ulteriore del 2,6% rispetto all’anno precedente, mentre il tasso di fecondità è sceso a 1,18 figli per donna, il minimo storico nazionale. Questo significa che non siamo davanti a una semplice fase passeggera, ma a una crisi profonda e strutturale che riguarda il modo in cui le persone percepiscono il proprio presente e il proprio domani. A pesare è soprattutto la condizione economica: oggi mettere al mondo un figlio significa affrontare costi sempre più alti, dall’asilo nido alla scuola, dai vestiti alle cure mediche, fino alla necessità di avere una casa abbastanza grande e una stabilità che spesso non esiste. Molte coppie fanno quello che dovrebbe fare ogni persona responsabile, cioè pianificano, valutano, cercano di capire se possono davvero garantire a un figlio una vita dignitosa, e quando la risposta è no, quella rinuncia diventa quasi obbligata. A rendere tutto ancora più difficile c’è la precarietà del lavoro, che colpisce soprattutto i giovani e ancora di più le donne, costrette spesso a scegliere tra realizzazione personale, indipendenza economica e maternità. In teoria diventare madre dovrebbe essere una scelta protetta e sostenuta dalla società, ma in pratica in Italia troppo spesso ha un prezzo altissimo, perché dopo la nascita di un figlio molte donne vedono ridursi le opportunità di carriera, il reddito e perfino la possibilità di mantenere il proprio posto di lavoro. Anche la Banca d’Italia ha evidenziato che, dopo la maternità, le donne subiscono perdite economiche significative che non colpiscono allo stesso modo i padri, e questo dimostra quanto la genitorialità sia ancora caricata quasi interamente sulle spalle femminili. Di conseguenza, la maternità non viene vissuta soltanto come una gioia possibile, ma anche come un rischio concreto, come qualcosa che può mettere in crisi l’equilibrio già fragile della propria vita. Non è un caso che l’età media al primo figlio continui ad aumentare e che in Italia sia tra le più alte d’Europa, perché molte donne e molte coppie aspettano una stabilità che arriva sempre più tardi, e spesso quando finalmente arriva è già troppo tardi per realizzare davvero il progetto di famiglia che avevano immaginato. Per questo è profondamente sbagliato accusare i giovani di egoismo: i giovani italiani non fanno meno figli perché amano meno, ma perché vivono in un Paese che rende sempre più difficile costruire il futuro. In un contesto in cui i salari sono bassi, gli affitti altissimi, i contratti fragili, i servizi insufficienti e la maternità viene ancora penalizzata, scegliere di non avere figli non è sempre una decisione libera, ma molto spesso è una rinuncia imposta dalle circostanze. In fondo il problema non è che gli italiani non vogliono più figli, ma che troppo spesso non possono permetterseli, e questa è forse la verità più dura da accettare, perché trasforma un desiderio naturale e umano in un lusso per pochi. Finché avere un figlio significherà esporsi alla paura di non farcela, alla precarietà e al sacrificio economico, la denatalità non sarà il segno di una società senza valori, ma il riflesso di un Paese che non sa più garantire ai suoi cittadini la serenità necessaria per mettere al mondo il domani.
L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.
