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Quando il telefono era legato a un filo…

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

C’era un tempo in cui il telefono stava fermo in un angolo della casa, legato a un filo, e per parlare con qualcuno bisognava esserci davvero, fisicamente lì, accanto a quella cornetta. Non c’erano notifiche, squilli ossessivi, messaggi da leggere a ogni ora del giorno e della notte. C’era il tempo del silenzio, dell’attesa, della libertà di non rispondere subito, di non esserci sempre. E nessuno si sentiva in colpa per questo. Eravamo liberi. Liberi di perderci, di non essere trovati, di avere spazi solo nostri. I momenti erano interi, non interrotti da vibrazioni. Una passeggiata era una passeggiata, un incontro era fatto di sguardi e parole, non di schermi tra due volti. La reperibilità continua di oggi ci ha rubato la solitudine sana, la possibilità di staccare davvero. Forse dovremmo imparare a “riattaccare”, non al telefono, ma a noi stessi. Come quando il telefono era legato a un filo… e la vita era scollegata ma profondamente connessa.

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