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di Tiziana Mazzaglia
Sui social network capita sempre più spesso di ricevere attenzioni insistenti da parte di sconosciuti: un “like” quotidiano, a orari diversi, come un’ombra costante che si fa notare, anche quando vorremmo solo navigare in pace. Che sia un uomo o una donna, questa presenza virtuale, dietro un profilo anonimo o senza foto, può trasformarsi da corteggiamento in una fastidiosa invasione della nostra serenità. I social sono fatti per connettere, ma anche per proteggere i confini della nostra privacy e della nostra tranquillità. Ricevere continue notifiche da qualcuno che non conosciamo, che sembra seguirci come un’ombra, mette a dura prova quell’equilibrio di cui abbiamo bisogno nella vita digitale. A volte basta poco per farci sentire “osservati” o sotto pressione, anche se non c’è alcuna minaccia concreta. Come diceva il filosofo Heidegger, “La tecnica non è neutra, ci cambia e modella il nostro modo di vivere”. Ecco, i social, se usati senza rispetto per gli spazi personali, rischiano di trasformarsi in una prigione di notifiche, di sguardi invisibili che non sappiamo come gestire. La domanda che ci poniamo è: non è forse giusto chiedere un po’ di rispetto e di misura? Se il corteggiamento è naturale nella vita reale, sui social dovrebbe esserlo altrettanto, senza diventare ossessione. Perché anche nel mondo digitale serve un equilibrio, un confine tra attenzione sincera e invadenza. In fondo, la serenità digitale è un diritto, non un lusso.
