di Tiziana Mazzaglia
La violenza di genere non è solo cronaca nera. È un dramma sociale profondo, radicato in una cultura patriarcale che ancora oggi fatica a riconoscere l’uguaglianza tra i sessi. Parlare di prevenzione significa agire prima che la violenza accada: attraverso l’educazione affettiva, la parità di genere nelle scuole, il rispetto reciproco nei rapporti, la cultura del consenso. Sensibilizzare significa non voltarsi dall’altra parte, non restare indifferenti. La letteratura ha da sempre denunciato la violenza, spesso in anticipo sui tempi. Pensiamo a Tess dei D’Urberville di Thomas Hardy, una giovane donna vittima di abusi e condannata più per la sua condizione che per le sue scelte. O alla Nedda di Verga, figura fragile e oppressa dalla miseria e dalla solitudine. In Italia, il teatro di Dacia Maraini, in particolare Storie di donne, ha dato voce a molte delle vittime silenziose, raccontando il dolore e la forza di chi non si è arresa. Anche il cinema ha mostrato con forza la realtà e il riscatto. In Ti do i miei occhi di Icíar Bollaín, si entra nella spirale psicologica della violenza domestica, ma anche nella speranza di un’uscita. L’amore rubato di Irish Braschi, tratto da storie vere, mostra cinque donne diverse accomunate dallo stesso dolore. E nel più recente La ragazza del mondo di Marco Danieli, si affronta il controllo patriarcale mascherato da religione. Secondo i dati ISTAT, in Italia una donna su tre tra i sedici e i settant’anni ha subìto almeno una volta nella vita una forma di violenza fisica o sessuale. Ma solo una piccola parte denuncia. Eppure, è proprio la parola, la possibilità di raccontarsi, di essere credute, il primo strumento di libertà. L’educazione gioca un ruolo chiave: la scuola deve essere terreno fertile per seminare rispetto, ascolto e parità. Serve anche una cultura popolare che smetta di romanticizzare il possesso e il controllo. Come disse Virginia Woolf: «Per la maggior parte della storia, Anonimo era una donna». È ora che quelle donne abbiano nome, voce e protezione. Contrastare la violenza di genere non è solo proteggere, ma prevenire. Non basta punire chi ferisce. Bisogna educare a non ferire mai.
L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.
