di Tiziana Mazzaglia
Il Sole è una stella della sequenza principale che, attraverso il processo di fusione nucleare, converte idrogeno in elio nel suo nucleo, generando l’energia che ci irraggia da miliardi di anni. Attualmente ha circa 4,6 miliardi di anni, e gli scienziati stimano che durerà in questa fase per altri circa cinque miliardi di anni prima di esaurire l’idrogeno al centro e iniziare a trasformarsi in una gigante rossa. Durante questa lunga esistenza, il Sole sta lentamente diventando più luminoso: i modelli calcolano un aumento di circa il 10% ogni miliardo di anni, con effetti graduali sul clima terrestre. L’aumento di luminosità (combinato con l’evaporazione progressiva dei mari, la perdita di gas d’atmosfera e l’instabilità climatica) porterà, ben prima che il Sole diventi gigante rossa, alla perdita delle condizioni di abitabilità per forme di vita complesse. Studi di astrobiologia suggeriscono che entro uno o due miliardi di anni la Terra diventerà troppo calda per sostenere la vita più complessa, anche se forme microbiche potrebbero persistere in ambienti rifugiati come grotte o regioni polari. Quando il Sole inizierà la fase di gigante rossa, andrai incontro a cambiamenti catastrofici: si espanderà fino a inglobare i pianeti interni, la Terra compresa, subirà perdite di massa, e infine si contrarrà in una nana bianca. In quel momento, l’ambiente terrestre (se ancora esistente) non potrà più sostenere alcuna forma di vita come la conosciamo. Oltre agli scenari astronomici, alcuni studi esplorano l’influenza del Sole sulla vita umana. Un articolo pubblicato su PubMed ha analizzato 78 milioni di registri di mortalità negli Stati Uniti: gli autori rilevarono che i maschi nati nei periodi con alta attività solare (maggiore radiazione ultravioletta) vivevano mediamente 8,1 anni in meno rispetto a quelli nati in periodi di attività solare più bassa; per le femmine la differenza era di 8,5 anni. Un’altra ricerca su 320.247 persone nello Stato del Maine mostrò che chi nasce nei picchi del ciclo solare vive, in media, 1,5 anni in meno rispetto a chi nasce in periodi non di picco. Questi risultati suggeriscono che la radiazione solare può avere effetti biologici legati all’invecchiamento e alla salute genomica. Tutto ciò indica che, sì, il Sole “consuma energia”, che la sua evoluzione porterà a uno stato incompatibile con la vita, e che persino oggi c’è una traccia, se pur debole, del suo influsso sulla vita terrestre. Tuttavia, tutto accade su scale temporali enormi, ben oltre la scala della vita umana. Non dobbiamo temere una fine imminente: abbiamo ancora miliardi di anni. Ma conoscere questo destino cosmico è parte della nostra consapevolezza: il nostro spazio di vita è temporaneo, e ogni epoca ha il suo limite.
L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.
