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Messina in ginocchio: la città dice NO! al ponte

di Tiziana Mazzaglia
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di Tiziana Mazzaglia

IMG_7092Messina grida, ma con la voce spezzata. Le sue strade si riempiono di manifestanti, donne, uomini, giovani e anziani che non sfilano per ideologia, ma per amore e paura. L’amore per una terra che conoscono a memoria, e la paura di vederla tradita da chi non l’ascolta. Gli elicotteri sorvolano la città, il mare vibra sotto lo Stretto, ma i messinesi sanno. Lo sentono nelle ossa, come gli abitanti del Vajont sentivano che le loro montagne stavano cedendo. Anche allora, qualcuno aveva avvisato, e nessuno aveva ascoltato. L’orgoglio dell’ingegneria, la corsa al progresso, il sogno di domare la natura. Ma fu la montagna a vincere, e a travolgere tutto. Oggi Messina protesta, e lo fa inginocchiata, con dignità. Sa che quel ponte non è solo cemento e acciaio: è rischio, è presunzione, è un progetto che sfida la natura di un territorio fragile, sismico, vivo. Un ponte che potrebbe crollare al primo respiro forte della terra, che potrebbe spezzare in due il mare, sommergendo le sponde invece di unirle. E mentre i riflettori nazionali si accendono, il porto dello Stretto resta lì, silenzioso, protetto dalla statua della Madonna della Lettera, Patrona della città, colei che — secondo la tradizione — promise di proteggere Messina “per sempre”. E i messinesi si affidano anche a lei, mentre gridano il loro “NO” a un’opera che non sentono loro, che non vogliono. Messina non è contro il futuro. Ma è contro un futuro che passa sopra la testa della sua gente, ignorando ciò che la terra sussurra da secoli. E chi vive qui, sul confine tra due mondi, sa bene che non tutto si può collegare. Alcuni confini, semplicemente, non vanno forzati. Vanno rispettati.

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