di Tiziana Mazzaglia
Manifestare per la pace, ma con la violenza? Il paradosso che ci allontana da ogni soluzione a Milano, Stazione Centrale. Dove il mondo ogni giorno corre, si incrocia, parte e ritorna. Oggi, però, non è stato così, ma ha vinto il paradosso: si è manifestato contro la guerra… facendo guerra. Per protestare contro la violenza in atto a Gaza, alcuni manifestanti hanno scelto la strada della distruzione. Vetrine spaccate, porte danneggiate, interventi della polizia. Un’escalation che lascia attoniti, confusi. Delusi. Ma come si può rivendicare pace attraverso l’aggressione? Come si può chiedere rispetto per la vita, infrangendo i luoghi della vita quotidiana degli altri? La manifestazione nasce, in teoria, come forma alta di espressione civile. È voce, pensiero, dissenso, ma mai — mai — violenza. È qui che si incrina la logica: combattere la violenza con altra violenza, non è forse contraddirsi? Quando la rabbia prende il sopravvento, perde il senso anche la causa più giusta. Gaza merita attenzione, empatia, impegno. Ma il primo passo per cambiare le cose è dare l’esempio, e l’esempio migliore è sempre il rispetto. Perché la pace non si urla, si costruisce. Anche, e soprattutto, con il silenzio del gesto civile.
