di Tiziana Mazzaglia
C’è un filo sottile che unisce due ricorrenze apparentemente lontane: il volontariato e il suolo. Uno parla di persone, l’altro di terra. Eppure, senza l’uno e senza l’altra, nessuna società può reggere.Il volontariato, nella storia, è sempre nato là dove lo Stato o il mercato non arrivavano. Dalle confraternite medievali che assistevano i poveri, alle associazioni laiche moderne, fino alle ONG internazionali: milioni di persone regalano tempo, competenze, energia per colmare vuoti. È una forma di economia nascosta, ma potentissima: un capitale sociale fatto di legami, fiducia, reciprocità.Il cinema ha spesso sfiorato questo tema, mostrando volontari in contesti di guerra, povertà, emergenze naturali. Ma esiste anche un volontariato silenzioso, quotidiano: doposcuola per bambini, mense sociali, protezione civile, gruppi ambientalisti che puliscono spiagge e boschi. Ed è qui che entra in gioco il suolo. Per secoli lo abbiamo considerato un semplice supporto: qualcosa su cui costruire, piantare, estrarre. Oggi la scienza ci ricorda che il suolo è un organismo vivente: ospita minuscoli ecosistemi, trattiene acqua, regola il clima, garantisce cibo. Quando lo impoveriamo con cementificazioni e inquinamento, non stiamo solo rovinando un paesaggio: stiamo compromettendo la nostra stessa sopravvivenza. La sociologia dell’ambiente sottolinea come le disuguaglianze sociali si intreccino a quelle ecologiche: spesso sono i territori più fragili, abitati da chi ha meno risorse, a subire il degrado del suolo e la mancanza di servizi. Qui il volontariato diventa ponte: gruppi di cittadini che difendono un parco, che promuovono orti urbani, che proteggono le campagne dalla speculazione. Dal punto di vista psicologico, donare tempo e prendersi cura della terra ha un effetto inatteso: fa bene anche a chi lo fa. Riduce il senso di impotenza, rafforza il senso di comunità, restituisce la percezione di poter incidere sulla realtà. È come se, toccando la terra con le mani, ricordassimo di essere parte di qualcosa di più grande. La Giornata del Volontariato e quella del Suolo, celebrate insieme, ci invitano a una sintesi: non c’è sviluppo economico e sociale senza prendersi cura della casa comune. Il futuro non si costruisce solo con piani industriali e grafici di crescita, ma anche con zappe, guanti, assemblee di quartiere, cooperative agricole, associazioni di cittadini. Forse il gesto più rivoluzionario, oggi, è semplice: inginocchiarsi, affondare le dita nella terra e domandarsi che mondo stiamo preparando per chi verrà dopo di noi.
L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.
