di Tiziana Mazzaglia
La comunicazione fatta di presenza, oggi più che mai, è stata trascurata dal sopravvento delle chat e così viene meno un atto di verità e connessione profonda che si può avverare solo de visu. Viviamo in un’epoca in cui possiamo essere sempre “connessi”, eppure ci sentiamo spesso così distanti. Le chat, i messaggi vocali, le emoticon: tutto è immediato, tutto è veloce. Ma troppo spesso manca la parte più umana: uno sguardo, un tono di voce, una pausa vera, un gesto. La comunicazione avviene con tutto il corpo, come ad esempio le braccia incrociate possono essere un atteggiamento di chiusura, un pugno una reazione violenta, un abbassare di colpo lo sguardo può indicare un abbandono delle proprie difese e il voler comunicare quello che ci emoziona nel più profondo. Comunicare di presenza è un dono. È il momento in cui le parole diventano corpo, si intrecciano agli sguardi, ai respiri, ai silenzi condivisi. In una conversazione reale puoi percepire emozioni che nessun messaggio potrà mai trasmettere davvero: l’incertezza dietro una frase, il sorriso mentre si parla, quella luce negli occhi che dice più di mille parole scritte, delle lacrime celate e così via. Di persona non puoi filtrare, non puoi cancellare. Sei lì, con tutto te stesso. E proprio per questo, ogni dialogo vero, anche quando è difficile, è un atto di coraggio e di amore. La comunicazione “virtuale” è utile, certo. Ma non può sostituire il contatto reale, quello che costruisce relazioni autentiche, quello che ti fa sentire visto, ascoltato, riconosciuto. Oggi, riscoprire il valore della presenza è quasi un gesto rivoluzionario. Ma è anche il modo più sincero per dire “ci sono per te”. La comunicazione richiede di essere ancora più autentica in una relazione di coppia, nel contesto di una relazione amorosa; non è soltanto un mezzo per scambiarsi informazioni, ma rappresenta il fondamento stesso del legame emotivo. Esprimersi con sincerità, ascoltare con attenzione, comprendere con empatia: questi sono gesti che, quando vissuti nella presenza reciproca, acquisiscono un valore profondo e insostituibile. In un’epoca in cui la tecnologia ci consente di essere perennemente connessi, si rischia di confondere la frequenza del contatto con la qualità del rapporto. Le parole scambiate tramite chat, per quanto comode, spesso risultano prive di quella dimensione umana che solo il confronto diretto può garantire. La comunicazione fatta di presenza – quella che si costruisce guardandosi negli occhi, ascoltandosi dal vivo, percependosi nel silenzio e nei gesti– permette alla coppia di entrare in uno spazio di verità, dove le emozioni si esprimono senza filtri, dove ogni parola trova eco in un respiro comune. In amore, parlare “dal vivo” non significa solo spiegarsi, ma condividere, abitare lo stesso momento, dare e ricevere attenzione autentica. Significa anche saper affrontare insieme le difficoltà, senza nascondersi dietro uno schermo, ma scegliendo il coraggio della vicinanza. Per questo motivo, la comunicazione reale e diretta è il cuore pulsante di ogni relazione solida. Essa rafforza l’intimità, accresce la fiducia, rende l’amore uno spazio sicuro e vivo in cui entrambi possono riconoscersi, ogni giorno, senza timore. Molti letterati, filosofi e scrittori vari hanno affrontato questo tema e numerose possono essere le citazioni sull’importanza della comunicazione autentica nella coppia, come ad esempio: “Possiamo avere tutti i mezzi di comunicazione del mondo, ma niente, assolutamente niente, sostituisce lo sguardo dell’essere umano.” Paulo Coelho; “Comunichiamo via chat ma non abbastanza perché si possa chiamare comunicazione. Raccontiamo la nostra vita ma non abbastanza da far venir voglia di viverla. E a volte, via chat, ci innamoriamo anche ma non abbastanza da chiamarlo amore.” Fabrizio Caramagna; “Il fallimento di una relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione.” Zygmunt Bauman; “Amare significa comunicare con l’altro e scoprire in lui una particella di Dio.” Paulo Coelho; “Ogni vita vera è incontro.” Martin Buber. Tutte frasi scaturite da riflessioni e vissuti personali e sicuramente ognuno di noi potrà dire la sua al riguardo. Paolo Crepet, psichiatra ormai conosciutissimo per i suoi interventi attraverso i media e i teatri, nei suoi discorsi condanna spietatamente l’utilizzo delle emoticon nelle chat, perché attraverso l’invio di un’immagine diamo fine al verbo, che è la linfa del nostro essere. Non si può esternare quello che si ha dentro solo attraverso un’immagine, le immagini integrano quello che possiamo dire, ma non lo possono sostituire. L’immagine colpisce, emoziona, sintetizza. Ed è proprio questo sintetizzare che riduce tutto al minimo: minimo sforzo di comunicarsi, di digitare parole, di dedicare tempo, di essere se stesse e di farsi conoscere.
