Home » Le stelle come specchio: l’astrologia letta dalla psicologia

Le stelle come specchio: l’astrologia letta dalla psicologia

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzagla

C’è chi, leggendo l’oroscopo, sospira “è proprio vero” e chi sbuffa “sono solo sciocchezze”. Tra fede cieca e rifiuto totale, però, esiste una terza via: quella che guarda l’astrologia come a un linguaggio simbolico, utile non per prevedere, ma per riflettere. Alcuni psicologi, a partire da Jung, hanno parlato di archetipi: figure e immagini che ritornano nei miti, nei sogni, nelle fiabe di tutte le culture. Il coraggioso guerriero, la madre nutriente, il vecchio saggio, il trickster ironico… In questo senso, i segni zodiacali assomigliano a piccole maschere teatrali: l’Ariete impulsivo, la Vergine precisino, il Cancro permaloso, la Bilanaca amante della bellezza. Quando leggiamo il profilo del nostro segno, ciò che ci attrae non è la scientificità, ma il gioco di identificazione: “Questo tratto mi assomiglia, questo no”. È un modo, spesso inconsapevole, di fare auto-osservazione. C’è poi l’effetto “specchio deformante”, di cui la psicologia parla come “effetto Forer” o “effetto Barnum”: frasi volutamente generiche che quasi tutti sentono vere. “Hai bisogno di essere apprezzato, ma a volte ti senti insicuro”: chi potrebbe dire di no? Eppure, proprio mentre sorridiamo di questa genericità, possiamo cogliere un’altra verità: abbiamo voglia di sentirci visti, riconosciuti, raccontati. L’astrologia, allora, diventa un pretesto per narrare se stessi. Invece di chiederle “che cosa mi succederà?”, potremmo domandare: “Che cosa mi succede quando leggo questo?”. Se una previsione ci rassicura, forse è perché avevamo bisogno di speranza. Se ci irrita, magari tocca un punto che non vogliamo guardare. Usata così, la rubrica dei segni può trasformarsi in un esercizio di consapevolezza:

•leggere il nostro oroscopo con penna alla mano;

•sottolineare le frasi che risuonano;

•scrivere a margine: “Perché mi colpisce? Dove succede nella mia vita?”.

Non è psicoterapia, certo, ma è una piccola palestra di auto-ascolto.

Il pericolo nasce quando le stelle diventano un alibi: “Non cambio lavoro perché il mio segno ha paura”, “Sono gelosa/o perché sono Scorpione”. In quel caso il simbolo si irrigidisce in etichetta e smette di aiutarci. Forse il segreto sta nell’usare l’astrologia come useremmo un buon romanzo: non per crederci alla lettera, ma per sentirci raccontati. Le stelle, allora, non saranno padroni del nostro destino, ma parole per parlare di noi.

L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.

Ti potrebbe interessare anche