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Le sfide urgenti del nostro tempo

Intervista al Prof. Giovanni Cordini dell'Università degli Studi di Pavia e di Urbino

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

Il diritto ambientale è diventato negli ultimi decenni una delle branche più rilevanti e delicate del diritto, in risposta all’aggravarsi della crisi climatica, dell’inquinamento e della perdita di biodiversità. Ho intervistato il Prof. Giovanni Cordini – Docente di diritto pubblico comparato, di diritto amministrativo comparato, diritto ambientale e diritto alimentare europeo, presso l’Università degli Studi di Pavia e anche presso l’Università degli Studi di Urbino – per capire quali sono oggi le priorità, i limiti della normativa attuale e le possibili strade da percorrere per tutelare efficacemente l’ambiente e le generazioni future.

«Quali sono oggi le principali emergenze ambientali che richiedono un intervento legislativo più incisivo?»

«Per quanto concerne la comunità internazionale sarebbe opportuno costituire un soggetto “globale” (presso le Nazioni Unite) o, perlomeno, ricostituire una “Commissione” sul modello della “Commissione per lo sviluppo sostenibile”. Sarebbe quanto mai necessario costituire anche una giurisdizione internazionale (a tale riguardo segnalo la proposta, a suo tempo, promossa dall’ICEF International Court of the Environment Foundation), fondazione istituita e diretta dal magistrato di Cassazione, Presidente on. della Suprema Corte, Amedeo Postiglione. A livello internazionale resta decisiva la “questione climatica” e sono importanti le iniziative assunte, a tale riguardo, in ambito continentale. La legislazione ambientale europea è ormai consolidata così come quelle nazionali degli Stati membri. Ritengo che ora, anziché incrementare le norme, sia opportuno assicurare alle stesse una concreta e puntuale attuazione, semmai assicurando il costante aggiornamento. Nel diritto ambientale europeo vi sono ancora molti inadempimenti da parte degli Stati membri e la Corte di Giustizia ha incrementato le condanne degli Stati membri inadempienti, condanne che, talora, comportano anche l’applicazione di sanzioni pecuniarie a carico degli Stati trasgressori.

Prof. Giovanni Cordini

«Il diritto ambientale italiano ed europeo è adeguato ad affrontare la crisi climatica in corso? Dove si riscontrano le maggiori lacune?»

«Il diritto ambientale del nostro Paese ha recepito l’impostazione, i modelli e le regole adottate in ambito europeo. Si evidenziano, tuttavia, concrete difficoltà nell’effettiva attuazione delle disposizioni approvate dall’Unione Europea. In particolare segnalo gli inadempimenti in tema di acque reflue, inquinamento atmosferico, gestione dei rifiuti. Le condanne da parte della Corte europea, in queste materie, sono ancora numerose, così come le conseguenti sanzioni pecuniarie».

«Come viene tutelato oggi il diritto all’ambiente sano in Costituzione e nella normativa internazionale?»

«In ambito internazionale, a mio parere, restano ben saldi i principi che erano stati tracciati già nella Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite di Rio 1992 e ribaditi nella Conferenza del 2012 a cui ebbi occasione di partecipare, come osservatore. In questo ambito, come ho già segnalato, resta carente la giurisdizione internazionale anche se le Corti supreme di diversi paesi hanno cercato, negli ultimi anni, di consolidare il diritto ambientale, sanzionando le trasgressioni più gravi. Come è noto la revisione costituzionale degli articoli 9 e 41 della nostra Costituzione ha riconosciuto non solo la tutela del paesaggio (come era in origine) ma altresì la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. In seguito a questa revisione costituzionale l’articolo 41, ora, stabilisce che l’iniziativa economica non può svolgersi in contrasto alla salute e all’ambiente. A queste disposizioni di principio il legislatore nazionale e le Regioni devono, poi, dare concreta ed efficace attuazione».

«Che ruolo giocano i cittadini e le associazioni nei contenziosi ambientali? È accessibile oggi la giustizia ambientale?»

«Il ruolo delle associazioni (che, in molti casi, possono costituirsi in giudizio, così come la sensibilità dei singoli cittadini (soprattutto per assicurare il concreto rispetto delle regole nell’effettivo esplicarsi delle attività e delle relazioni) sono fattori decisivi per assicurare la concreta applicazione delle norme giuridiche e per l’effettività delle regole ambientali. Dai singoli comportamenti dipendono molte conseguenze pratiche che sono necessarie per garantire il rispetto delle regole».

«L’Italia rispetta gli obblighi internazionali in materia ambientale (come l’Accordo di Parigi o il Green Deal europeo)?»

«Il nostro Paese ha avviato, per tempo, le iniziative necessarie per dare corso agli impegni assunti in ambito internazionale ed europeo. Come ho notato, in precedenza, in alcuni ambiti, tuttavia, (anche in ragione della configurazione del nostro territorio) permangono difficoltà e ritardi. In ogni caso, occorre segnalare, che l’Europa non è l’area continentale più trasgressiva in tema di ambiente».

«Quali sono, secondo lei, le tre priorità legislative per i prossimi anni in tema di tutela ambientale?»

«Il quadro normativo già presente in ambito europeo mi sembra adeguato, perciò, ritengo prioritario, in questa fase, assicurare la concreta e puntuale applicazione delle normative, dando corso agli impegni assunti. A questo proposito segnalo, in particolare, il regolamento europeo 2024/1991 del 24 giugno 2024 che impegna gli Stati dell’Unione Europea ad attuare norme per il “ripristino degli ecosistemi”. Si tratta di un intervento ad ampio raggio che si propone di migliorare le condizioni degli ecosistemi. La salute degli ecosistemi viene ritenuta essenziale per il benessere collettivo in quanto essi forniscono alimenti e sicurezza alimentale, acqua pulita, pozzi di assorbimento del carbonio e protezione dalle catastrofi naturali provocate dai cambiamenti climatici. Questa azione, peraltro, è inserita nel più ampio programma dell’azione ambientale europea per la biodiversità ed è coerente rispetto agli obiettivi globali approvati dalle Nazioni Unite. Un secondo ambito d’intervento, importante per il nostro Paese, riguarda la gestione delle acque reflue mentre un terzo settore è rappresentato dall’ecosistema forestale, senza trascurare la gestione dei rifiuti che rappresenta sempre un “punctum dolens” della nostra politica ambientale».

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