di Tiziana Mazzaglia
Roma è una città nella quale la storia non è soltanto davanti agli occhi, nei monumenti, nelle piazze e nelle rovine che attraversiamo ogni giorno. A volte è nascosta sotto terra. Altre volte riposa sotto l’acqua. E basta che il livello del Tevere si abbassi perché ciò che sembrava scomparso torni improvvisamente a raccontare quasi duemila anni di storia. È quanto sta accadendo in questi giorni nei pressi di Castel Sant’Angelo, dove il livello eccezionalmente basso del fiume ha fatto riaffiorare i resti dell’antico Ponte Neroniano, una struttura romana che attraversava il Tevere collegando la città con l’area dell’attuale Vaticano. Il ponte viene tradizionalmente ricondotto all’epoca di Nerone, imperatore dal 54 al 68 d.C., anche se la sua origine e le diverse fasi della sua storia sono state oggetto di ricostruzioni differenti. Quello che oggi appare tra le acque non è dunque soltanto un insieme di pietre: è la traccia materiale di una Roma nella quale il Tevere costituiva un elemento fondamentale della vita, degli spostamenti e dell’organizzazione della città. La Via Triumphalis attraversava il fiume proprio in quest’area e conduceva verso il territorio vaticano. Ma il fascino della scoperta contemporanea porta con sé un paradosso difficile da ignorare. Se oggi possiamo osservare nuovamente quelle antiche strutture è perché il Tevere è sceso a livelli eccezionalmente bassi. Il caldo e la prolungata scarsità di precipitazioni stanno infatti mettendo sotto pressione il fiume, riportandolo a livelli che non si registravano da molti anni. E così una fotografia apparentemente archeologica diventa anche una fotografia ambientale del nostro tempo. Da una parte c’è lo stupore di vedere riemergere un pezzo della Roma antica; dall’altra c’è la domanda inevitabile su ciò che sta accadendo ai nostri fiumi. Non è neppure la prima volta che il Ponte Neroniano torna visibile durante periodi di forte siccità: era accaduto anche nel 2022, quando l’abbassamento del Tevere aveva nuovamente lasciato emergere parti della struttura. È forse proprio questo il particolare che dovrebbe farci riflettere maggiormente. Le pietre sono le stesse di secoli fa, ma il fenomeno che periodicamente permette di osservarle parla del presente. Il Tevere diventa così, nello stesso momento, archivio della storia e indicatore delle trasformazioni ambientali. Roma ci regala ancora una volta uno dei suoi straordinari cortocircuiti temporali: sotto una città moderna continua a esistere quella antica e, quando l’acqua si ritira, passato e presente finiscono per incontrarsi nello stesso punto. È un’immagine affascinante, certamente. Ma sarebbe un errore fermarsi soltanto alla meraviglia. Perché mentre il fiume restituisce alla luce una parte della storia di Roma, il suo livello eccezionalmente basso racconta anche qualcosa del nostro tempo. E forse è proprio questa la fotografia più significativa: un ponte costruito quasi duemila anni fa che torna visibile nel cuore del 2026 e ci costringe, contemporaneamente, a guardare indietro verso la nostra storia e avanti verso il futuro dell’ambiente in cui viviamo.
L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.
