di Tiziana Mazzaglia
Cento anni fa nasceva Italo Calvino, architetto di parole e costruttore di mondi invisibili. La sua penna era un filo teso tra la terra e il cielo, tra l’ordine delle stelle e il disordine dell’uomo. Ogni opera, una costellazione. Ogni personaggio, un’orbita. Con Il sentiero dei nidi di ragno ci ha portati tra le macerie e le speranze dell’infanzia partigiana, dove la guerra si vede dal basso, “dove nascono i nidi di ragno”, e ci ha insegnato che anche tra le rovine può fiorire la meraviglia. Poi, con Il visconte dimezzato, ha inciso l’animo umano in due metà, mostrando che l’uomo intero non è sempre perfetto, e che la divisione è un’illusione «se uno è dimezzato, è sempre meglio che essere niente». Nel Barone rampante, Cosimo Piovasco di Rondò sale sugli alberi e non scende mai più, ma da lassù osserva meglio l’umanità. E da lassù Calvino ci fa riflettere sull’indipendenza, sulla coerenza, sull’essere fuori dal mondo ma mai davvero distanti. «Chi vuol guardare bene la terra deve tenersi alla distanza necessaria». Con Il cavaliere inesistente, dà corpo all’armatura vuota di Agilulfo, cavaliere che vive solo nella forma del dovere. Una meditazione sulla forma senza sostanza, sull’identità costruita sull’apparenza, che risuona ancora oggi. Poi arrivano le Città invisibili, e lì Calvino diventa cartografo del possibile e dell’impossibile. Marco Polo racconta città che sono sogni, rimpianti, specchi. Città che «non dicono il tuo passato, ma il tuo futuro se non cambi rotta». È una geografia dell’anima, e chi legge cammina sulle parole come fossero ponti sospesi. Con Le cosmicomiche la scienza si piega alla fantasia. Qfwfq è il narratore dell’universo, testimone della nascita del tempo, del desiderio che danza tra le galassie. «La luna era là, quasi a portata di mano, e noi c’eravamo tutti, a guardarla come si guarda una promessa». Ne Lezioni americane, Calvino ci ha lasciato il suo testamento di scrittore: leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità… e l’incompiuta coerenza. Una mappa per navigare la scrittura e la vita nel nuovo millennio. E poi i Racconti, le Fiabe italiane, i Palomar, l’uomo che osserva il mondo un granello alla volta, cercando ordine nel caos. «Ogni volta che l’occhio si posa su qualcosa, quel qualcosa è tutto». Italo Calvino ci ha insegnato a guardare dentro e oltre, a cercare il significato anche nell’assurdo, a coltivare il dubbio, a giocare con l’invisibile. A cento anni dalla sua nascita, le sue parole sono ancora lì, leggere e profonde, pronte a insegnarci a vivere tra le righe e oltre le righe.
