di Tiziana Mazzaglia
L’inverno arriva piano, senza chiedere permesso. Entra con l’alito freddo del mattino, con la luce che sfuma già nel pomeriggio, con le mani che cercano tasche calde e i nasi rossi che sbucano dalle sciarpe. È la stagione che costringe a rallentare, a guardarsi dentro, a stringersi. Le città si accendono di luci, ma il cielo resta grigio. Le finestre si appannano, le strade si svuotano presto, eppure tutto sembra più intimo. Il 68% degli italiani dice di vivere l’inverno come una “stagione riflessiva”, e non è un caso: è il tempo delle tisane serali, dei libri accanto al termosifone, delle coperte che pesano come abbracci. «L’inverno è il tempo in cui impariamo a stare con noi stessi», scriveva Friedrich Nietzsche. E forse è vero. È la stagione che ci spoglia di distrazioni e ci lascia l’essenziale: calore umano, silenzio, pensieri lenti. I weekend si riempiono di film visti mille volte, di zuppe fumanti, di pigiami lunghi e giochi da tavolo. I biscotti al forno sostituiscono i brunch, il camino (o la candela profumata) prende il posto del tramonto sul mare. E se l’estate è corpo, l’inverno è anima. Il tempo in cui ci si riscopre. Il tempo in cui il mondo fuori rallenta, e quello dentro respira. «L’inverno è sulle mie spalle, ma io ho il cuore acceso», diceva una battuta in “Chiamami col tuo nome”. E anche se fuori tutto si spegne, dentro qualcosa resta acceso. Sempre!
L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.
