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Il Tricolore, una storia che ci tiene insieme

7 gennaio, Giornata della Bandiera

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

Il 7 gennaio, ogni anno, l’Italia torna con il pensiero a Reggio Emilia, nella Sala del Tricolore, dove nel 1797 la bandiera verde, bianca e rossa fu adottata come vessillo della Repubblica Cispadana: non è solo un anniversario, ma un richiamo gentile e fermo a ciò che ci unisce quando tutto intorno sembra spingerci a dividerci. Nella Giornata del Tricolore la città si accende di segni e di gesti: la Campana Civica richiama la comunità, in piazza l’alzabandiera e l’Inno nazionale ridanno voce a una emozione antica e sempre nuova, e poi, nella Sala del Tricolore, la consegna della Costituzione a nuove cittadine e nuovi cittadini italiani e a studentesse e studenti trasforma la cerimonia in una promessa: appartenere significa conoscere, rispettare, custodire. Anche il teatro diventa luogo di riflessione, con parole che interrogano l’identità collettiva e la responsabilità di essere “noi”, e intanto musei e visite guidate riaprono la storia alle persone, perché la memoria non resti chiusa nelle teche ma cammini per le strade. In fondo il Tricolore parla con la lingua essenziale delle regole comuni: lo dice la stessa Carta, quando ricorda che “La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso…”, e lo ripete la voce di chi ha saputo educare un Paese al rispetto dei suoi simboli, come Carlo Azeglio Ciampi, per il quale “Il tricolore non è semplice insegna di Stato. È un vessillo di libertà”. La letteratura, poi, sa rendere concreta questa fedeltà meglio di molti discorsi: Edmondo De Amicis, in Cuore, lega la dignità personale al modo in cui si guarda una bandiera, e Carducci, nel suo Per il Tricolore, accende l’orgoglio civile con l’esortazione: “L’Italia avanti tutto! L’Italia sopra tutto!”. E se l’inno di Mameli invoca una “Unica bandiera” che raccolga le differenze senza cancellarle, la festa del 7 gennaio ci ricorda che quel tessuto di colori non vive di retorica ma di scelte quotidiane: nel rispetto degli altri, nella cura delle istituzioni, nella capacità di sentirci comunità anche quando siamo stanchi, disillusi o arrabbiati. Così il Tricolore torna ad essere ciò che dovrebbe: non un oggetto da sventolare soltanto, ma un patto da rinnovare, una luce discreta che chiede coerenza, e un segno che, ogni volta che lo guardiamo, ci domanda chi vogliamo essere.

L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.

Si informa che in merito a questo tema tra qualche mese sarà pubblicato il mio saggio dal titolo Bianchi fogli scritti in rosso con verde speranza.

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